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Il vuoto aiuta il peronismo de noantri

 

Il popolo dell’astensione sembra rimanere distante e non attratto dall’offerta politica che si sta organizzando in vista delle elezioni comunali e a seguire regionali. Una posizione che se confermata penalizzerà soprattutto il centrosinistra, perché il centrodestra, pur in difficoltà nella sostituzione di Romizi a Perugia, sembra comunque meglio attrezzato e soprattutto dotato di condizioni migliori per trovare un accordo, nonostante la débacle ternana abbia prodotto qualche smottamento.

Problemi più grandi come accennato ci saranno nel centrosinistra, che a Perugia era partito con largo anticipo e con ben 4-5 potenziali candidati, che ad oggi sembrano letteralmente svaniti nel nulla, mentre le voci che si rincorrono in quell’area parlano di confusione generalizzata, di diffidenza e rancori diffusi e crescenti, con una parte di Pd che paventa la provocazione delle primarie di coalizione, e la possibile candidatura di un personaggio della società civile. Una proposta questa che sembra provocare non pochi grattacapi al gruppo dirigente di quel partito che appare molto preoccupato per questa fuga in avanti perorata dai circoli cosiddetti dissidenti del Pd.

Il riferimento dei dissidenti del Pd, Marko Hromis, ha confermato tutto in un’intervista rilasciata di recente alla Nazione nella quale ha stigmatizzato le pessime relazioni interne e il comportamento dei segretari del partito, regionale e del Perugino, che a suo avviso lavorerebbero all’interno di una ristretta cerchia di eletti tenendo fuori iscritti e militanti e negando loro un dibattito aperto e partecipato. L’accusa mossa da Hromis apparirebbe come la conferma che il circolo degli eletti non ha nessuna intenzione di aprire dibattiti veri rispetto alla definizione delle nomine dei candidati.

Consapevole di questa situazione, anche a sinistra Stefano Vinti invita ad andare oltre il Pd e costruire un’offerta che provi a scardinare questa situazione, a creare un barlume di alternativa, caratterizzata dalla centralità del sociale e del lavoro e non solo dai diritti civili. Ma nella sostanza, ad oggi sembra regnare l’incertezza, e confronti e dibattiti seri non se ne vedono, né sembra ci sia intenzione di animarli.

Le voci che si rincorrono a Perugia sembrano confermare questa situazione, con il centrosinistra rassegnato a perdere ancora una volta il comune di Perugia, e per questo concentrato nel perseguire il risultato migliore nella sconfitta: quello di eleggere più consiglieri possibili; una strategia questa che è di fatto, la riproposizione di quella che nel 2019 ha consegnato alla destra la Regione rinunciando a combattere. Questa confusione, e la mancanza di visione e di gruppo dirigente all’altezza, finisce col non essere attrattiva e penalizzare quello che dovrebbe essere l’obiettivo strategico di quest’area; quello di riportare a votare il popolo dell’astensione, dei delusi, dei giovani.

Il mondo dei delusi e dell’astensione, in particolare quello che si è fatto intelligenza collettiva, consapevole della situazione, non ha la minima attrazione per questa politica, e sembra avere da tempo fatto un’altra scelta: quella di perseguire l’impegno sociale nei quartieri e nel territorio, e ogni volta che è chiamato ad esprimersi sulla politica ne dà un giudizio negativo, riconfermando che l’impegno intende esercitarlo altrove per battaglie più concrete e gratificanti seppure più faticose.

Lo stesso sentimento sembra attraversare il mondo dei giovani – sia nella parte più disinteressata alla politica, sia quello politicizzato che ormai può considerarsi ristretto a piccole rappresentanze studentesche e in particolare universitarie, dove il Pd gode ancora di una qualche relazione, che comunque si traduce in scarso consenso.

Il mondo dell’astensione, che rimane fondamentale per i destini elettorali, si conferma deluso e diffidente nei confronti della politica, e soprattutto verso la sinistra che si rivolge a un elettorato più esigente, che non dimentica le gravi responsabilità di questa parte, ritenuta causa della situazione di difficoltà e di declino della nostra regione.

Ancora peggiore è la visione e il giudizio che della politica che arriva dai giovani, che ormai sono dei veri e propri oggetti misteriosi per politici e amministratori, lontani anni luce dal comprendere il disagio profondo e crescente di queste generazioni dovuto al divario generazionale e tecnologico, che sta segnando pesantemente l’incomunicabilità tra boomer e millennials.

Precarietà, insofferenza persino disagio psicologico, sono aspetti che caratterizzano le nuove generazioni segnate dall’individualismo, dall’efficientismo, dalla competitività ossessiva, dalla precarietà, incapaci, di un’analisi critica, di un agire collettivo, che rendono azioni come le dimissioni volontarie di massa, l’ansia da risultato e da ultimo da cambiamento climatico, temi letteralmente incomprensibili per la politica. Questi mondi sempre più abbandonati a se stessi, semplicemente non credono più alla politica.

La politica dal canto suo non fa nulla per cambiare la situazione, è indifferente all’astensione e rimane concentrata sui privilegi da mantenere, i posti da garantire e riconfermare, con qualche nuovo e blindatissimo ingresso, mandando cosi un chiaro segnale di rassegnazione alla sconfitta e di distacco assoluto dalla gente e dall’interesse generale. La sinistra già rassegnata alla sconfitta, sembra lavorare alla limitazione del danno e all’appello al voto utile che ormai evidentemente non inganna più l’elettorato perduto (in particolare quello operaio) né sembra attrarre quello nuovo – semmai vi fosse; il voto di massa della sinistra verso i cinque stelle alle ultime elezioni nazionali, lo ha già dimostrato.

Operazioni chiarimento non si sono fatte, le grandi aperture, le agorà, le analisi di fatti e sconfitte più volte solennemente annunciate non ci sono state né vi saranno. Questi gruppi dirigenti hanno perduto attrattività e credibilità e si stanno autocondannando alla subalternità e al minimalismo.

Non saranno annunci e programmi, né qualche candidato alla sconfitta annunciata a far cambiare idea alle persone. Gli ostinati ritardi hanno mostrato che c’è anche una questione di persone, credibilità, percorsi personali, di leader spendibili sul piano dell’interesse generale e del bene comune, riconoscibili da quel mondo che si è allontanato dalla politica e dalla sinistra che non tornerà a legittimare i dirigenti attuali, se prima non avranno assistito a una severa autocritica sul passato.

Se il consenso, e la credibilità, per disperazione sono costretti a passare per le persone, se la sinistra rinuncia a combattere e a fare una vera opposizione, e si rassegna alla sconfitta; la novità per gli umbri ostinatamente alla ricerca di un cambiamento e di un’alternativa alle ammucchiate spartitorie potrebbe trovarsi fuori dall’offerta ufficiale sia di destra che di sinistra, come di fatto è successo a Terni

In fondo, anche gli umbri, seppur con più fatica di altri, ricercano un cambiamento, che per ora è stato incarnato dalla destra, ma considerato il malcontento crescente soprattutto a livello regionale, potrebbero puntare oltre, ad altro, ad una svolta che evidentemente non troveranno più nella sinistra delle ammucchiate e dei ritardi e neanche nei 5 stelle sempre meno incisivi a livello locale.

La voglia di cambiamento sempre più frustrata, potrebbe premiare la novità, il peronismo de noantri, oggi ben rappresentato da quello Stefano Bandecchi fustigatore della casta, nemico delle destre locali, e delle burocrazie istituzionali, guardato con interesse e curiosità dai ceti popolari che ne apprezzano il linguaggio comprensibile e l’agire diretto.

Anche se Bandecchi con la sua esuberanza non si aiuta, se trovasse le persone giuste, con le risorse di cui dispone e un programma chiaro, semplice e realizzabile, aiutato dal linguaggio diretto di cui si avvale, potrebbe davvero apparire come la novità, l’alternativa alla palude umbra che nonostante la propaganda non convince.

L’offerta poco credibile delle forze tradizionali non convince il popolo dell’astensione, e di conseguenza penalizzerà la sinistra, lasciando intravvedere opportunità di crescita e affermazione in quella che appare come l’unica novità in campo: “il peronista Bandecchi”, che se fosse più accorto e soprattutto se si circondasse di persone capaci potrebbe avere concrete possibilità per affermarsi a livello regionale.

La chiusura difensiva, la difesa dei privilegi, il settarismo, la mancanza di vera innovazione, tolgono credibilità alla politica tradizionale, che non riconquisterà il non voto, ormai non più disponibile a farsi raggirare. La ricerca di novità guarderà altrove, determinando uno scenario ideale affinché nel vuoto generalizzato i “piccoli bandecchi” crescano e si moltiplichino.

Foto da pixnio.com

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