Un autobus di Busitalia in piazza IV Novembre
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La strabiliante politica della mobilità della Regione

 

I costi di biglietti e abbonamenti per i bus nelle città dell’Umbria sono in assoluto tra i più proibitivi d’Italia. E i risultati li misuriamo tutti i giorni sulle strade di una regione con uno dei tassi di motorizzazione più alti del paese. Eppure gli esempi virtuosi non mancano, ma è una questione di volontà politica seguirli

Questo articolo si presta ad almeno due livelli di lettura.

Il primo consiste in una domanda: chi sono i titolari della politica tariffaria e di quella del marketing che all’interno di Busitalia – la controllata di Ferrovie dello Stato che gestisce il trasporto pubblico in Umbria – hanno fissato i prezzi di biglietti e abbonamenti nei vari ambiti regionali? Sarebbe interessante saperlo, perché da un confronto con alcune delle principali città italiane quelle dell’Umbria escono a pezzi.

Partiamo dai biglietti: a Perugia l’ordinario costa 1,50 euro; a Terni 1,30. A Roma (1.287 km quadrati di estensione, una storia millenaria, un museo a cielo aperto, meta di milioni di turisti all’anno e tre milioni di residenti) si viaggia con 1,50 euro, ma per 100 minuti, invece a Perugia la validità è del biglietto di 70 minuti, mezz’ora in meno. A Milano un ticket costa 1,60 euro. A Ravenna, città paragonabile al capoluogo di regione umbro per estensione e numero di abitanti, il biglietto costa quanto a Terni: 1,30 euro. Ma la sproporzione abissale si misura nei costi degli abbonamenti. Se a Roma con 250 euro viaggi quanto vuoi su bus e metro per tutto l’anno; se a Firenze ti garantisci l’uso dei mezzi pubblici con 310 euro; se a Milano con 330 euro hai l’autobus assicurato, e se a Napoli con 294 euro puoi prendere bus, tram, funicolare e metropolitana, per viaggiare in regola a Perugia occorrono 398 euro l’anno; a Terni poco meno, 338, e comunque più di tutte le città che abbiamo nominato. Come si giustificano differenze così macroscopiche? E che riflesso hanno nella campagna abbonamenti? Sarebbe interessante sapere anche questo.

Il secondo livello di lettura è invece politico. Chiunque abbia dovuto viaggiare alla ripresa delle attività scolastiche nella fascia oraria di entrata e di uscita degli alunni è incappato in code e difficoltà di parcheggio. A questo proposito va rilevato che una studentessa o uno studente (quindi le loro famiglie) sono costretti a un abbonamento annuale del costo di 298 euro a Perugia e di 238 a Terni per viaggiare sui mezzi pubblici. A Milano, per dire, tutti gli under 27 viaggiano sui mezzi pubblici con 200 euro l’anno, a Firenze idem. Ma la grande bellezza sta in Emilia Romagna, dove da quest’anno gli under 19 viaggiano gratis su qualsiasi bus di ogni città di quella regione e su ogni treno regionale. Tutto questo ha un nome: si chiama politica dei trasporti e della mobilità sostenibile. Autentica, però; non fatta a parole. Per questa operazione l’Emilia Romagna ha messo in campo 22 milioni di euro, che probabilmente torneranno indietro sotto forma di beni non monetizzabili: qualità della vita e dell’aria e sicurezza delle strade; variabili che all’assessorato Trasporti e alla presidenza regionale dell’Umbria non sono giudicate evidentemente prioritarie (chiacchiere a parte) come avviene invece nella vicina Emilia Romagna.

La sensibilità si vede anche dai particolari: Andrea Corsini, in Emilia Romagna, viene definito nel sito istituzionale della sua regione, «assessore a mobilità e trasporti»; Enrico Melasecche invece, al quale in Umbria è stata affidata una delega analoga, nel sito della Regione Umbria, è l’assessore a «infrastrutture, trasporti, opere pubbliche e politiche della casa. Protezione civile», poi, incidentalmente ha anche la delega alla mobilità; «urbana», si badi, non sostenibile. Una differenza terminologica che se la si fa notare si viene presi per capziosi, e che invece, come si è visto, ha dei riflessi pesantissimi in termini di scelte politiche ed economiche. Infine: l’Emilia Romagna ha una vicepresidente cui è stata attribuita la delega alla Transizione ecologica, che in Umbria non esiste proprio.

Avrebbe bisogno l’Umbria di una revisione e innovazione delle politiche di mobilità in senso sostenibile? Giudicate voi: secondo i dati statistici dell’Aci, in questa regione circolano 746 veicoli ogni mille abitanti, neonati e ultranovantenni inclusi. In Italia, che già di suo è il secondo paese europeo per numero di auto in rapporto agli abitanti, la media è di 646. In questa regione, ogni cento auto che circolavano nel 2000, oggi ce ne sono 122. Se si guardano le statistiche sugli autobus, la tendenza è esattamente opposta: ogni cento autobus circolanti nel 2000, oggi ce ne sono 91,5 (si vedano le tabelle 8 e 9 a questo link). I risultati, in termini di qualità dell’aria e della vita e delle politiche pubbliche, si vedono. Poi magari, tra qualche settimana si tornerà a proibire ai veicoli immatricolati prima di una certa annata di circolare, come tutti gli anni. Una politica strabiliante.

PS: l’opposizione in Consiglio regionale su questo tema non dice una parola, a quanto pare.

Foto dal sito istituzionale di Busitalia

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