il fascio littorio al mercato coperto di Perugia
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Fascio al mercato coperto di Perugia, perché nessuno interpella il ministro Franceschini?

 

Durante i lavori di riqualificazione del mercato coperto di Perugia è stato rinvenuto un fascio littorio dipinto durante la dittatura che successivamente era stato coperto di bianco. Su decisione della Soprintendenza quel dipinto è stato restaurato ed ora fa bella mostra di sé in quello che diventerà un luogo di passaggio e consumo. La cosa ha fatto discutere in città, quello che proponiamo è l’intervento di un lettore-attivista

Da quando l’uomo preistorico ha intinto una mano nella cenere lasciando l’impronta in una parete il messaggio comunicativo trasmesso per immagini è diventato di gran lunga il più potente al mondo. Lo è sempre stato, lo è incommensurabilmente di più ora che viviamo nella civiltà delle immagini.

Una cosa chiarissima a chi vive di economia e commercio come gli esponenti del consorzio che sta recuperando il Mercato Coperto, ai funzionari della Soprintendenza dell’Umbria che vivono in mezzo alle immagini, a Sindaco e assessori del Comune di Perugia che vivono di politica: i soggetti che a cose fatte ci hanno scodellato un bel fascio littorio “recuperato” al mercato accanto al Grifo perugino cancellando l’imbiancatura che lo copriva.

Un ritrovamento non casuale perché la presenza di quel fascio era ben nota.

Di fatto con quel fascio che andava semplicemente strappato e conservato in un deposito hanno comunicato che dieci anni di fascismo con tutto quello che ha comportato valevano più della Resistenza, della Costituzione, di settanta anni di democrazia repubblicana.

Il sindaco Romizi ha fatto intendere che metteranno una tabella che spiegherà il perché di quel fascio. Ma quanti saranno quelli che la leggeranno? Chi perderà tempo per leggere un pannello essendo lì per guardare e consumare in un luogo votato a questo? E i pochi che lo faranno, appena letto alzeranno lo sguardo verso l’alto. E il messaggio di quel simbolo di morte, guerra, persecuzione di ebrei, colonialismo e gas contro gli etiopi non sarà depotenziato dal cartello ma da questo reso ancora più efficace e inonderà di sé tutto quello che c’è sotto di esso dicendo quello che volevano dicesse: Perugia e fascismo sono la stessa cosa, il simbolo di una è specchio del simbolo dell’altro.

Aver tolto l’imbiancatura, che è un fatto storico, dal fascio è la stessa cosa che chiedere – come ha fatto Durigon sottosegretario del Governo Draghi – di cambiare nome al parco di Latina dedicato a Borsellino e Falcone sostituendolo con quello del fratello di Mussolini. La richiesta sembra più eclatante, ma il pensiero che guida la scelta di Perugia, come gli effetti che produrrà, sono gli stessi che si proponeva il sottosegretario. Proprio per questo, meraviglia che nessuno dei deputati e senatori eletti per le sinistre in Umbria o che ci vivono non abbiano ancora annunciato un’interrogazione al Ministro Franceschini per chiedere conto del comportamento della Soprintendenza umbra.

Nella foto, il fascio littorio restaurato accanto al grifo, simbolo della città

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