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Digitalizzazione, il paradosso di Perugia: 33 frazioni quasi “al buio”

Banda larga...ma non per tutti, nemmeno a Perugia. 20 frazioni tagliate fuori.

di Cristiana Mapelli

Sempre più urgente riequilibrare diritto alla connessione e “diritto al mercato”: questa la sfida che ci viene imposta dal tema digitalizzazione. Ciò che accade a Perugia e nel suo territorio comunale va preso come paradigma di quanto si registra nelle realtà circostanti. Conferma ne viene dalla sempre preziosa “Presa diretta” che il 7 settembre ha scavato in profondità su quello che sta accadendo in tutta Italia.
Cronache Umbre sta cercando di descrivere l’andamento di questo processo in ambito regionale scontando una forte opacità delle informazioni ufficiali. Con tre soggetti che si sono accaparrati i lavori di posa della fibra ottica (Open Fiber, Tim e Fastweb) risulta complicato avere dati precisi su che cosa sta effettivamente accadendo.
E le mappe che ogni operatore pubblica in rete fanno pensare, talvolta, ad un “gioco delle tre carte”.
Chi usa la rete rischia di diventare componente di un “gregge da tosare” nelle aree più appetibili, ovvero le porzioni di comuni dove la densità abitativa (o di insediamenti produttivi) è alta. Altrove possono attendere.

La premessa a quanto stiamo per scrivere va fatta rilevando il caos totale che regna nei lavori di posa della fibra ottica. Un pasticciaccio derivante dall’assenza di condotti appositi all’interno dei quali far passare i cavi dalla guaina arancione. Si scava per 25-30 centimetri senza criterio alcuno, se non quello di arrivare da uno pozzo all’altro, e poi si ricopre con una “leccata” di catrame; nel giro di poche settimane, assestandosi, il piano stradale si abbassa creando un solco, che risulta pericolosissimo per moto e biciclette. Una situazione diffusa ovunque, nei centri urbani come nelle periferie.

Nero su bianco, questa è la situazione dal punto di vista della connettività a Perugia. Una pioggia numeri che, una volta messi in fila e geograficamente distribuiti, raccontano la connettività di una parte dell’Umbria del post-quarantena da coronavirus. Se da una parte alcune aree della città e alcune frazioni possono usufruire del servizio in modalità Ftth con coperture migliori di 100Mbps, ovvero l’unica vera fibra ottica che arriva fin dentro casa; altre zone del territorio non hanno affatto garantita la copertura, nemmeno quella inferiore a 30Mbps. In questa fetta non rientrano solo le abitazioni sparse o isolate, ma anche veri e propri centri abitati con edifici pubblici, aziende, aree industriali e residenziali. Zona tecnicamente definite “sospese”, di fatto non connesse dove, ritornando indietro di qualche mese ai lunghi giorni del lockdown, probabilmente si sono manifestati diversi disagi. Didattica a distanza, lavoro in modalità smart, video conferenze: elementi che hanno fatto capire a tutti quanto oggi una connessione a internet stabile e veloce ha a che fare con l’esercizio di diritti fondamentali, come quello a istruirsi.

Quelli che seguono sono dati riportati in una scheda tecnica di cui Cronache umbre è entrato in possesso.

Centri Abitati non serviti al 31/12/2019 e per i quali non sono presenti programmi degli operatori nel 2020-2021

Unità Immobiliari corrispondenti

ACQUAIOLA-GRATIANO

178

BAGNAIA

316

CANNETO

1240

CASA DEL DIAVOLO

1448

CENERENTE

409

CIVITELLA BENAZZONE

117

CIVITELLA D’ARNA

280

COLLE DELLA TRINITA’

212

COLLE UMBERTO

604

COLOMBELLA

1635

CONSERVONI DI SAN MARCO

236

FARNETO

490

FONTIGNANO

1087

FRATTICIOLA SELVATICA

609

LA BRUNA

227

LIDARNO

126

MAESTRELLO

177

MONTE PETRIOLO

669

MUGNANO

1085

NUOVO CENTRO ABITATO MUGNANO

415

PIANELLO

862

PILONICO MATERNO

237

RANCOLFO

132

RESINA

628

RESINA SANT’ORSOLA

335

RIPA

885

SAN GIOVANNI DEL PANTANO

150

SANT’EGIDIO

1215

SANT’ENEA

991

SANTA MARIA ROSSA

1107

SAN MARTINO IN CAMPO

1849

SOLFAGNANO PARLESCA

1337

SANT’ORFETO LA CINELLA

550

TAVERNACCE

219

TOTALE UNITA’ IMMOBILIARI

22057

TOTALE RESIDENTI

24815

TOTALE NUCLEI FAMILIARI

9728

TOTALE RESIDENTI COMUNE PERUGIA

167784

TOTALE NUCLEI FAMILIARI COMUNE PERUGIA

76057

TOTALI UNITA’ IMMOBILIARI COMUNE DI PERUGIA

218857

% centri abitati non servizi

10,08%

% residenti non serviti

14,79%

% nuclei familiari non serviti

12,79%

 

Dal dettaglio della situazione si evince che oltre il 10% delle unità immobiliari nel territorio del capoluogo di regione non è servita dalla connesione veloce in fibra ottica e che quasi il 13% dei nuclei familiari non ha una connessione veloce, dato a cui corrisponde quasi il 15% dei cittadini tagliati fuori.

Le ultime notizie sulle previsione di futuri investimenti da parte dei due principali operatori (Open fiber e Tim che, in passato, hanno firmato convenzioni con il Comune di Perugia) raccontano che i centri abitati riportati nella precedente tabella non rientrano nei programmi degli operatori. Dopo i ritardi, dettati anche dall’emergenza sanitaria che ha colpito il paese rallentando i cantieri, probabilmente ora sarà la Regione a provare a mettere una toppa, riattivando quanto prima i lavori della banda ultra larga nelle aree del territorio non servite.

Il trattamento che stanno subendo i territori periferici dell’Umbria e quello che accade nell’ambito comunale perugino la dicono lunga sull’andamento generale delle attività che dovrebbero “modernizzare” l’Italia, avvicinandola agli standard europei.

La sensazione è tutto il paese sia in mano a una competizione sfrenata fra diversi gruppi industriali che cercano soprattutto il profitto per i propri azionisti. Con l’altalenare dei governi, più o meno attratti dai veri poteri, quelli del capitale e della finanza. In questo periodo stanno “calando le carte” coloro che vorrebbero spuntare le unghie dei predatori.

Infatti assistiamo da anni ad un braccio di ferro che assomiglia ad una “guerra a bassa intensità” che impegna i colossi delle telecomunicazioni in Italia per il controllo delle infrastrutture necessarie al trasporto del segnale: non solo fibra ottica ma anche rete in rame. Tanto per farsi un’idea: in Italia solo un quarto delle circa 20 milioni di linee fisse dell’ex monopolista Telecom (ora Tim) sono in fibra; i rimanenti 15 milioni usano le linee in rame, quelle che trasportano il segnale di internet nelle case.

I protagonisti di questa tenzone non sono solo privati (Tim), c’è anche lo Stato. Il governo Conte è infatti orientato a prendere in mano la rete infrastrutturale concedendo poi l’accesso ai vari operatori. Il ministro Patuanelli sta lavorando al dossier che dovrebbe portare alla fusione di Open Fiber (controllata da Cassa depositi prestiti ed Enel, quindi dallo Stato) con la società Fiber Cop a cui Tim vuol lasciare la rete in rame, una volta scorporata dai propri asset. Operazione che, con l’entrata del fondo Usa Kkr e Fastweb, porterebbe quasi 2 miliardi di euro nelle esauste casse di Tim, indebitata (al 30 giugno 2020) per 24,3 miliardi.

Quella governativa appare come una soluzione di equilibrio che sposa il principio del controllo pubblico sugli elementi fondamentali dei servizi: i binari per le ferrovie, la rete stradale, i cavi per l’energia, le torri di trasmissione per le telecomunicazioni e via di questo passo. Agli operatori privati tutto lo spazio per il business in regime di concorrenza.

Questo sguardo all’ambito nazionale può essere utile per cercare di capire che cosa stia effettivamente accadendo in ambito regionale, in Umbria, dove le dichiarazioni ufficiali lasciano in ombra varie parti della realtà per quello che riguarda l’esatta copertura del territorio.

Dei 92 comuni umbri autorizzati ed interessati dal Piano nazionale per la Banda ultra larga, sono 14** quelli che risultano “sospesi”, in quanto aree dove gli operatori privati hanno mostrato interesse economico a fornire la connettività, inibendo dunque l’intervento pubblico grazie alle norme che regolano la concessione dei lavori, con buona pace dell’ormai riconosciuto “diritto alla connessione”.

Questo scenario emerge da un incontro, a fine giugno, tra Regione Umbria e Open fiber che, intanto, ha spiegato come alcune unità immobiliari non coperte di 11 dei 14 comuni, verranno coperte con tecnologia Fwa. Il principio della rete Fwa è semplice: un ibrido tra la fibra ottica e la tecnologia mobile che, in sostanza, porta la fibra ottica fino all’armadio stradale o alla cabina – che può essere anche molto lontana dal domicilio dell’utente – e da lì raggiunge l’utenza attraverso la rete di telefonia mobile (standard Lte/Lte advanced), tramite una sim che si inserisce direttamente nel modem.

La velocità di questa connessione è di poco superiore a 30 Mbit/s al secondo in download, ma le prestazioni effettive sono molto più vicine a quanto dichiarato rispetto a tante offerte che promettono una rapidità strabiliante ma poi si scontrano con la realtà del filo in rame.

C’è già chi, nella connessione Fwa vede un investimento per il futuro: quando arriverà il 5G, infatti, le prestazioni potranno sfruttare appieno tutta la potenza della fibra senza comprometterne l’efficienza, come invece accade con la fibra misto rame (Fttc).

Aggiornato il 16 settembre 2020

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