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Il voto in Abruzzo e Sardegna, guardando all’Umbria

 

Terminate le analisi del momento, spesso condizionate dalla propaganda e farcite di luoghi comuni, bisogna andare a vedere i numeri per capire cosa sia accaduto veramente nell’ultima tornata elettorale in Abruzzo e Sardegna. L’affluenza al voto non ha subìto grossi scossoni rispetto alle regionali di cinque anni fa. Si perde in media l’1,5 per cento di elettori, registrando un trend comunque sempre in negativo.

Il centrodestra

In Abruzzo, alle Regionali di cinque anni fa, il centrodestra otteneva 299.948 voti (48,3 per cento). Alle Politiche del 2022 confermava più o meno lo stesso risultato con 298.684 consensi. Alle Regionali 2024, il presidente riconfermato Marco Marsilio aumenta i consensi della coalizione al governo della Regione e del Paese conquistando 327.660 voti, un aumento del 9 per cento rispetto alle Politiche del settembre 2022.

In Sardegna, alle elezioni regionali del 2019, la destra ottenne 364.059 voti (47,7 per cento). Alle Politiche del 2022 la coalizione conoscerà una considerevole frenata, fermandosi a 277.799 voti (40,52 per cento), cosa che non gli impedirà comunque di conquistare tutti i collegi uninominali. Alle Regionali 2024, il centrodestra non ricandida il presidente uscente Christian Solinas, preferendogli il sindaco di Cagliari, Paolo Truzzu, che raccoglie 328.494 voti (45,01 per cento), cioè 35.565 voti in meno rispetto alle regionali di cinque anni prima (-9,7 per cento), dei quali circa 7 mila persi nel Comune capoluogo di cui è sindaco. Il voto sardo è difficile da interpretare perché c’è una notevole divaricazione tra il voto dato liste e quello per i candidati alla presidenza. Nell’ultima tornata, le liste del centrodestra a sostegno di Truzzu prendono 333.873 voti, 5.379 in più rispetto al candidato presidente. Esattamente l’inverso è accaduto per Alessandra Todde, candidata del centrosinistra, che invece ha raccolto 40.389 voti in più rispetto alle liste che la sostenevano.

Questa non è però un’eccezione nel sistema di voto sardo. Già cinque anni fa, alle Regionali del 2019, il candidato del centrodestra, Solinas, prese 6.295 voti in meno rispetto al totale delle liste che lo sostenevano. Ma ciò non gli impedì di vincere nonostante al suo sfidante, il candidato del centrosinistra Massimo Zedda, andarono 36.137 preferenze in più rispetto alle liste della coalizione. Quella del voto disgiunto potremmo definirla una tendenza tutta sarda, dove nel centrodestra prevale il voto di lista sul voto al candidato, mentre negli altri schieramenti si verifica il fenomeno opposto.

Come per l’Abruzzo, il voto sardo ci descrive una destra solida, che però nel caso dell’isola perde consensi rispetto alle Regionali del 2019, ma cresce in confronto alle elezioni cronologicamente più vicine, cioè le Politiche del 2022.

Il centrosinistra

In Abruzzo il centrosinistra si presenta con un campo larghissimo, che comprende, oltre a Pd, M5S e Alleanza Verdi-sinistra, anche Azione e Italia Viva, in uno schieramento inedito e quindi impossibile da comparare con le elezioni passate. Si proverà quindi a fare delle riflessioni di massima basate sulla somma dei voti nelle ultime elezioni. Il campo larghissimo in Abruzzo, alle Regionali del 2024, ottiene 284.748 voti, pari al 46,5 per cento. Alle Regionali del 2019, Azione e IV non si presentarono. Il centrosinistra ottenne 195.394 voti (31,29 per cento) e il M5S ne prese 118.287 (19,74 per cento), che sommati fanno 313.287 voti.

Ciò significa che, comparando le due ultime elezioni Regionali abruzzesi, il campo larghissimo nel 2024 perde circa 28.500 voti rispetto a quelli conquistati da centrosinistra+M5S nel 2019. Se consideriamo le Politiche del 2022, sommando i voti di centrosinistra, M5S, Italia Viva e Azione, otteniamo 292.036 voti complessivi, che rappresentano un +7.288 rispetto al campo larghissimo del 2024.

Per quanto riguarda la Sardegna, si sono già analizzate le anomalie del voto disgiunto, sia nei candidati della destra, sia in quelli progressisti. Si farà quindi una comparazione partendo dai voti per i candidati alla presidenza, mentre per le elezioni politiche del 2022 si è considerato il voto all’uninominale.

Nel 2024, la Todde, candidata di Pd, M5S e Alleanza Verdi-sinistra (Avs), prende 331.109 voti assoluti pari al 45,5 per cento. Alle Regionali del 2019, il centrosinistra e il M5S andarono divisi, e complessivamente riportarono 320.370 voti, cioè circa 10 mila voti in meno. Se ne conclude che l’alleanza Pd-M5S-Avs attrae voti. Il dato è ancora più emblematico se si considera che alle ultime Regionali era candidato anche Renato Soru – sostenuto, tra gli altri, da Rifondazione e Azione – che con 63.100 voti, ha ottenuto l’8,65 per cento.

La buona performance del campo largo è ridimensionata solo dalla comparazione del voto delle Politiche di due anni prima. Infatti nel 2022 centrosinistra e M5S andarono separati e ottennero complessivamente 334.331 voti, circa 3 mila in più, rispetto alle Regionali 2024, dove sono andati uniti. Bisogna però considerare sempre che alle ultime Regionali ci sono gli oltre 60 mila voti raccolti da Sorru.

Uno sguardo all’Umbria

Analizzando questi numeri emerge, in primo luogo, che la destra è compatta con il suo elettorato che, in termini di voti assoluti, sembra un blocco inscalfibile anche dall’affluenza in continua diminuzione. Una destra unita e identitaria capace di coinvolgere il suo elettorato e confermare i suoi voti storici, e addirittura di crescere, come in Abruzzo, sfruttando l’onda lunga del governo nazionale.

Il campo progressista invece deve affrontare un problema immenso: riportare alle urne la sua gente. Il voto del Pd e dei partiti alla sua sinistra è migrato, fino al 2018, verso il M5S, trovando una nuova casa, per poi iniziare un nuovo esodo verso il non voto. La coalizione è riuscita a rosicchiare voti all’astensione, almeno in parte, in Sardegna, dove nonostante la presenza di un terzo candidato che pescava nello stesso elettorato, il Campo Giusto ha aumentato i consensi. In Abruzzo invece, il Campo Larghissimo, non riesce nello stesso intento. L’alleanza PD-M5S-Avs-Azione-Italia Viva perde consensi rispetto a cinque anni prima.

Emettere un verdetto, con due sole regioni al voto, sarebbe affrettato. La strada, dell’unità a sinistra è però obbligata. Le elezioni sono contendibili solo se si è uniti. Ma non basta. Il centrosinistra per vincere deve riportare entusiasmo nell’elettorato perso nell’astensionismo, e questo lo si può fare solo con una proposta politica chiaramente alternativa alle destre.

Possiamo dire che con il Patto Avanti, in Umbria, siamo sulla buona strada.

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