Pereugia, le scalette dell'acquedotto
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Una candidata da proteggere

 

Quale che sia l’esito della sfida politica e culturale di cui è protagonista Vittoria Ferdinandi coloro che la sosterranno nella competizione per il Comune di Perugia come candidata sindaca devono prepararsi sin da ora a un impegno che non avrà fine, mai: affiancarla costantemente perché non perda mai di vista l’idea di risvegliare una città ripiegata su se stessa, rassegnata alla mediocrità di un provincialismo senza ambizioni né prospettive, impaurita da minacce più immaginate che reali, incattivita dalla smania di difendere “la roba” e le relative rendite. C’è insomma da recuperare lo sguardo al futuro di una città che ha creduto, per decenni, di essere una delle più aperte e inclusive in Italia. Un rischio da cui raramente sembrano salvarsi le persone che assumono la più alta carica civica dopo essere partite dalle premesse più progressive: città o piccolo paese il coacervo di problemi che un’amministrazione locale deve tenere a bada sono tali da rendere improbabili soluzioni degne di questo nome.

Apparati, partecipate, esternalizzazioni

I nodi da sciogliere hanno invece una precisa denominazione: depotenziamento del ruolo dei comuni, riduzione costante delle risorse garantite dallo Stato (e c’è anche l’autonomia differenziata in agguato), personale con gli organici in calo permanente, potere di interdizione degli apparati buro-tecnici interni, ingovernabilità delle società partecipate (diventate ormai titolari delle politiche per i servizi cui sono delegate), esternalizzazioni in mano a cooperative che spesso fanno il buono e il cattivo tempo.

Se poi il tutto viene condito dalle pressioni dei poteri pesanti (asfalto, cemento, mattone, finanza) l’insalata che ne scaturisce finisce per diventare indigesta. Senza contare il veleno della criminalità organizzata che da queste parti non spara ma fa affari. A pensare come rimettere in fila questo po’ po’ di roba viene la tremarella, e non solo ai polsi. Comunque, la campagna di Vittoria Ferdinandi è partita sotto i migliori auspici: un boato di “evviva!” si è levato dai malconci ranghi della sinistra cittadina che ha ritrovato un motivo per spendere le proprie residue energie, mentre fior di opinionisti (tra tutti Michele Serra) hanno manifestato un grande apprezzamento nei confronti della persona e della storia che incarna.

Candidatura a sorpresa

Si può dire che l’accettazione della candidatura avanzata da un ampio schieramento di forze politiche organizzate costituisca il miglior “primo passo” che ci si potesse aspettare: quasi una sorpresa pensando all’opacità che ha avvolto il confronto tra i partiti, con forti contraccolpi per la fragile compattezza del Pd il cui segretario cittadino, Sauro Cristofani, ha finito per dimettersi dall’incarico proprio per contestare la scelta della candidata sindaca. Quel passo è solo il primo e molti altri ne dovranno seguire per ribaltare un quadro che molte persone hanno dato come difficilmente contendibile, almeno fino al giorno in cui Vittoria Ferdinandi ha detto: “Ci sono”. Una prova del fuoco sarà la partecipazione, domenica 3 marzo, all’incontro in cui la candidata del centrosinistra presenterà il suo programma e la sua candidatura a quella parte di città che intende sostenerla. Dopodiché inizierà la lunga galoppata fino al 9 giugno prossimo quando tutti i giochi saranno fatti e si capirà se la lenta agonia di Perugia, iniziata ben prima della sindacatura Romizi, avrà un primo stop. L’eventuale elezione di Ferdinandi potrebbe, infatti, rivelarsi quel catalizzatore di energie positive e creative di cui il capoluogo di regione ha bisogno come una pianta lo ha della luce. Ma ancora non sarà quello il momento in cui si potrà capire se in città (e nelle campagne circostanti) inizierà a tirare un’aria diversa.

Trasformismo

L’assuefazione al trasformismo è ormai così radicata che non ci sarebbe proprio da meravigliarsi se i “soliti ignoti” che comandano Perugia da decenni daranno una ravviata alle proprie acconciature politiche e, come se niente fosse, continueranno a promuovere i propri interessi nelle varie sedi di pertinenza dell’Amministrazione comunale. Sedi “presidiate” da una buro-tecnocrazia rimodellata da un decennio di governo del centrodestra e che avrebbe bisogno di un bel torneo di rotazioni di ruoli e funzioni: un esercizio che, fisiologicamente, fa sempre del bene alla pubblica amministrazione. Ma i problemi veri, per un sindaco o una sindaca alla prima esperienza, derivano soprattutto dal conto che, già alla costituzione della giunta, viene presentato dalle forze politiche della coalizione: non sarà soltanto una questione di assessorati ma, soprattutto, di quello che le rappresentanze pensano di poter fare in una città la cui organizzazione è ferma a 30 anni fa, con i servizi pubblici che non conoscono la parola innovazione.

Lo sguardo al passato

Perugia è rotolata all’indietro nella sua capacità di creare soluzioni sostenibili per la sua morfologia complicata: le decine di frazioni lasciate a se stesse nel disordine urbanistico, ne hanno fatto una delle città che, in Europa, utilizzano di più il mezzo di trasporto privato. Città che, anche a causa di una discutibile procedura fallimentare, ha lasciato andare in malora decine di appartamenti sequestrati per sospetta infiltrazione “mafiosa” dalla magistratura a Ponte San Giovanni. Case su cui non si riesce ad avere una sola idea per la riutilizzazione. Capoluogo di regione che non sa che fare dei grandi contenitori culturali di cui dispone: l’immensa struttura costituita dall’ex carcere di piazza Partigiani, gli antichi cinema Turreno e Lilli, il teatro Pavone (con i “giochini” sui tempi del restauro).

La “mafia” degli affitti

Una città che ha abbandonato nelle mani di una sorta di “mafia degli affitti” le migliaia di studenti e studentesse che pensavano a Perugia come alla città ideale dove venire a studiare e costruire il proprio futuro. È la stessa rete di proprietari immobiliari che trae vantaggio dal turbine di cambi di gestione registrati continuamente negli esercizi pubblici, in ogni quartiere della città. Una girandola che l’associazione Libera considera uno degli indicatori più attendibili sulla presenza di criminalità organizzata. E che dire di quello che accade nei quartieri e nelle frazioni? Vogliamo parlare delle distillerie di Ponte Valleceppi? Chiuse per un procedimento fallimentare, nessun provvedimento è stato preso per arginare la contaminazione dei terreni su cui sorgono gli impianti. Questa è solo una parte del menù che si troverà apparecchiato la prossima “sindaca”, sicuramente donna considerato il genere delle due principali contendenti.

La voce della società civile

È questo il quadro in cui la società civile dovrà continuare permanentemente a far sentire la propria voce proprio per dare forza al bene comune costituito dalla città e da tutto ciò che serve a rinforzarne il senso di comunità: solo così verrà rimesso in discussione lo strapotere di chi lucra sui servizi più pregiati (rifiuti, acquedotti, parcheggi) conferiti a società dette “partecipate” dal Comune stesso ma, nei fatti, governate dal socio privato. A fronte di tutto questo l’avanzare indisturbato delle infiltrazioni della criminalità organizzata che punta a conquistare spazio nei settori economici e (ben dissimulata) conquista passo dopo passo posizioni nella speculazione edilizia delle grandi volumetrie, nel movimento terra, nel commercio, nel turismo avvicinandosi anche alle varie forme di privatizzazione della sanità.

Insomma, buon lavoro alla candidata sindaca e a tutte le persone di buona volontà!

Pereugia, le scalette dell’acquedotto. Foto da wikimedia commons

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