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Le parole nei programmi dei partiti

 

Cosa interessa davvero ai partiti? Quali sono le loro corde più profonde? Insomma, al di là del tentativo dei leader di piacere un po’ a tutti, qual è la parte che poi, in fondo in fondo, essi scelgono, o non scelgono? Per tentare un’analisi del genere occorre provare ad andare al di là della crosta di superficie, sperimentare una misurazione che sia se non oggettiva, equa. Per questo abbiamo preso in esame i programmi delle sette principali forze politiche che stanno competendo in vista delle elezioni del 25 settembre in maniera atipica. L’abbiamo fatto cioè tenendo conto di un presupposto: i programmi rientrano nel capitolo propaganda, e non di rado si avvicinano a dei libri dei sogni. Farne un’analisi qualitativa, ossia giudicarli nel merito, oltre a essere un esercizio molto soggettivo, rischiava di essere fatica vana, essendo enucleati lì dei principi che gli autori hanno inserito a bella posta per risultare gradevoli. Per tentare di capirne qualcosa di più occorreva un metodo che tenesse nel debito conto di quel presupposto e in qualche modo lo depurasse. È per questo che abbiamo optato per un’analisi quantitativa. Abbiamo cioè individuato otto macroaree, e per ognuna di esse abbiamo scelto delle parole; alle macroaree abbiamo poi aggiunto altri quattro termini a sé stanti. Abbiamo poi cercato quante volte queste parole (44 in tutto) sono contenute nei programmi delle sette principali forze politiche in competizione e ne abbiamo calcolato l’incidenza sul totale di quelle rinvenute. Abbiamo cercato cioè in un certo senso di scendere nel subconscio dei partiti e di vedere al di là del come, quanto essi parlamo di una determinata questione, assumendo l’ipotesi che il quanto indichi in qualche modo una maggiore o minore sensibilità a un determinato tema.

È ovvio che già nel momento della scelta dei macrotemi e delle parole c’è un margine di arbitrarietà da parte di di chi compie la ricerca. Però l’analisi è stata fatta all’interno di ogni singolo programma; considerando cioè l’incidenza che le singole parole e i macrotemi hanno nel computo totale di quelli rinvenuti nel programma di ogni singola forza politica. Questo anche perché i programmi hanno diverse lunghezze (dalle poche decine di pagine di quelli di Forza Italia e del Pd, alle oltre duecento di quelli di Lega e M5S) e non avrebbe avuto fare un confronto sul numero delle parole utilizzate in assoluto. Così, per capirsi con un esempio, le 44 parole oggetto dell’analisi sono state rinvenute 288 volte all’interno del programma di FdI: per ogni macroarea è stata calcolata l’incidenza percentuale rispetto al totale di 288. Solo successivamente è stato fatto il confronto tra le varie percentuali.

È altrettanto ovvio che un’analisi quantitativa che prescindesse completamente dal contesto sarebbe una sorta di esercizio di una rudimentale intelligenza artificiale. Per questo, in alcuni casi in cui lo riterremo opportuno, scenderemo anche nel particolare di come le parole vengono usate. Il dato quantitativo comunque, come vedremo aiuta molto a capire cosa è depositato all’interno delle forze politiche, al di là di cosa loro dicano.

Le macroaree e le parole

Le macroaree, come accennavamo sopra, sono otto: impresa, lavoro, precariato, istruzione, marginalità, ambiente, questioni di genere e migranti. Per ognuna di esse sono state scelte alcune parole che fanno da indicatori e che sono poi state ricercate programma per programma e conteggiate per le quali rimandiamo alla tabella generale che trovate a questo link. Le parole a sé stanti sono invece quattro: diritti, libertà, sicurezza e innovazione. Ci sono delle esclusioni importanti: su tutte quelle generazionali (giovani, anziani) e quelle relative alla sanità; ma una scelta andava pur fatta. Le parole complessivamente ricercate sono state 44. Vediamo com’è andata capitolo per capitolo.

Impresa

Questa macroarea è stata scelta per tentare di avere una rappresentazione di come i partiti approcciano il tema dell’economia dal punto di vista del capitale, che è una delle componenti della produzione. Le parole ricercate sono state: impresa, imprese, imprenditori, azienda e aziende. I partiti del centrodestra sono risultati essere quelli che ricorrono più spesso a questi termini nei loro programmi rispetto ai loro competitori, nel senso che, nell’ambito delle 44 parole ricercate in totale, quelle di questa macroarea hanno un’incidenza del 3,45 per cento tra le 1.159 rinvenute nel programma della Lega; del 2,78 per cento tra le 288 trovate nel programma di Fratelli d’Italia, e del 2,61 per cento in quello di Forza Italia. A seguire c’è il Terzo polo (1,6 per cento), il Pd (1,22 per cento), l’alleanza Sinistra-Verdi (1,06 per cento) e, infine, il M5S. Vale la pena fare un accenno nel merito delle cose prendendo i due estremi: nel programma della Lega si legge che «l’impresa deve tornare centrale». In quello del M5S che «le imprese che producono valore economico e che, nello stesso tempo, sono attente ai valori della persona e al benessere dei lavoratori, che considerano l’ambiente un bene primario e la sostenibilità un presupposto “non negoziabile” di ogni prospettiva di crescita economica, sono veramente le imprese del futuro». Si tratta di una sfumatura non da poco: da un lato, quello della Lega, l’impresa in quanto tale è centrale, dall’altro, quello del M5S, le imprese del futuro sono solo quelle che rispettano ambiente e persone. Ciò spiega anche il posizionamento agli antipodi nella classifica di questa macroarea, cioè il subconscio di queste due forze politiche nella loro considerazione del fattore capitale. Come si vede, la quantità può anche essere qualità.

Lavoro

Si tratta di una macroarea individuata per capire come i partiti si rapportano con l’altro fattore della produzione: quello di chi presta il proprio lavoro per arrivare al prodotto finale. L’incidenza dell’utilizzo delle parole di questa macroarea è generalmente maggiore rispetto a quelle dell’impresa, appena esaminata. Ma l’incidenza calcolata sui rispettivi totali consente di mettere a fuoco quanto i partiti ne parlino relativamente ai loro programmi. La classifica dell’utilizzo delle parole che scaturisce è plasticamente invertita rispetto a quella che si è appena vista. Il M5S, che nell’utilizzo delle parole che rimandano al fattore capitale è ultimo, qui risulta essere il primo; alla Lega succede esattamente l’inverso. Le percentuali ci dicono che il M5S scrive del fattore lavoro nel suo programma tendenzialmente il doppio rispetto a quanto fa la Lega nel suo. Anche in questo caso, può essere utile fare anche un riferimento qualitativo, che suffraga la differenza dell’approccio già evidenziata con il dato quantitativo: nel programma di Fratelli d’Italia capita di imbattersi nella parola lavoro all’interno di questa frase: «Sostenere chi fa impresa e crea ricchezza e posti di lavoro in Italia». Il fattore lavoro, insomma, risulta in qualche modo variabile dipendente del fattore capitale. Nel programma del Pd si legge invece che «il secondo pilastro è quello della centralità del lavoro».

Precariato

Originariamente questa macroarea doveva rientrare all’interno del capitolo lavoro di cui si è appena scritto. Il precariato è però un fenomeno per il quale i dati suggeriscono un’analisi a parte: degli oltre 500 mila nuovi occupati che hanno firmato contratti di lavoro tra il marzo 2020 e il marzo 2022, il 97 per cento ha una posizione precaria. È del tutto evidente che questo genera una serie di conseguenze nei piani di vita di uomini e donne tale da descrivere un fenomeno sociale di portata molto ampia. Non si sta qui parlando della bontà del cambiare lavoro, spesso decantata da chi predica flessibilità; visto lo stato del lavoro in Italia, si tratta piuttosto del doversi accontentare a prescindere dalle competenze che si hanno. Bene: l’incidenza più alta delle parole che afferiscono a questa macroarea nell’ambito delle 44 che sono oggetto della nostra analisi si trova nel programma del Pd. Anche in questo caso, il centrodestra pare essere piuttosto lontano dalla questione, che nel programma di Forza Italia si evidenzia col fatto che nessuna delle sei parole scelte per questa macroarea viene mai nominata. Vi è poi una curiosità da registrare: di precariato, Lega e Fratelli d’Italia parlano esclusivamente come fenomeno legato al mondo della scuola; nel programma del M5S c’è invece un paragrafo dedicato al «contrasto del precariato» come fenomeno generale; in quello del Pd si parla di «lotta al precariato», anche qui inteso come fenomeno generale. Sinistra italiana e Verdi scrivono «basta con la precarietà» in un senso che va molto oltre quello relativo al solo mondo della scuola.

Istruzione

Per quanto riguarda la macroarea istruzione le posizioni sono più mescolate da un punto di vista quantitativo. Questo è l’unico capitolo in cui il cosidetto Terzo polo si piazza al primo posto della classifica, mentre Pd e M5S si collocano nelle due posizioni più basse. Anche in questo caso però, uno sguardo al contesto e al merito può essere utile. Nel programma della Lega si legge che occorre «realizzare la piena parità tra scuola statale e paritaria», e la parola scuola viene utilizzata anche nel contesto del «contrasto all’ideologia gender». Anche Forza Italia rilancia il «buono scuola», che è il mezzo per l’apertura alle paritarie. La «libertà di scelta educativa» e il «buono scuola» sono espressioni che si rinvengono anche nel programma del Terzo polo. FdI statuisce invece che occorre «avviare un confronto con il mondo della scuola al fine di verificare la praticabilità di ridurre di un anno il percorso di studio scolastico». L’impianto di Pd, Sinistra-Verdi e M5S infine è sostanzialmente analogo, ma pare andare in tutt’altra direzione e guarda al potenziamento della scuola pubblica pubblica, senza concessioni ai privati.

Marginalità

La macroarea delle marginalità è un’altra di quelle in cui si rileva un sostanziale equilibrio quantitativo tra schieramenti e partiti, benché il M5S la affronti il quadruplo delle volte rispetto a FdI. La sensibilità più spiccata pare essere appunto quella del M5S, mentre l’area riscuote poco interesse da parte del Terzo polo. Anche in questo caso però, si rilevano delle notevoli differenze di merito. La parola casa, ad esempio, una di quelle monitorata, compare 27 volte nel programma della Lega, seppure a volte in maniera non attinente alla questione abitazione. C’è da rilevare però che quando il programma di quel partito la affronta in questa ultima accezione, lo fa esclusivamente dal punto di vista di chi una casa la possiede già. Non c’è cioè accenno a politiche per fornire di una casa chi un tetto sopra la testa non ce l’ha o fatica a mantenerlo. Già nell’introduzione si legge che la casa è un «bene primario da tutelare» (corsivo nostro, ndr), una locuzione che chiarisce bene il punto di vista da cui si parla: il bene lo si tutela a chi ce l’ha. Fratelli d’Italia invece fa riferimento a misure per «l’acquisto per la prima casa per le giovani coppie di lavoratori precari». Nel favorire l’acquisto cioè, si privilegiano le cosidette famiglie tradizionali, ma pare già un passo avanti rispetto alla sola tutela dei proprietari. L’alleanza Sinistra-Verdi fa riferimento invece al «diritto alla casa» tout court; nel programma del Pd si legge che «senza una casa dignitosa tutti i diritti fondamentali sono di fatto negati», e si lancia un piano per la realizzazione di 500 mila alloggi popolari da portare a termine in dieci anni. Infine, una curiosità: la parola povertà compare una sola volta nei programmi di Forza Italia e di Fratelli d’Italia, 29 in quello del M5S. L’Istat ha certificato che ci sono 5,6 milioni di persone in Italia in condizioni di povertà, il 9,4 per cento del totale della popolazione, e che i bambini in famiglie a rischio di povertà sono più di 1 su 4.

Ambiente

Che quantità e qualità possano a volte andare nella stessa direzione è testimoniato dal fatto che questa è l’unica macroarea in cui l’alleanza Sinistra-Verdi – cioè la sola in cui si rinviene una formazione che si richiama esplicitamente alle questioni ambientali, fin dal nome – si colloca al primo posto per incidenza delle parole utilizzate nel programma. Come è già avvenuto per l’area delle marginalità invece, il tema non pare essere nelle corde di FdI, che si colloca anche in questo caso all’ultimo posto. Una curiosità: la parola ecologia viene nominata solo nei programmi di Pd e Sinistra-Verdi. Nel programma di Forza Italia non compaiono mai le parole/locuzioni riscaldamento globale, emissioni, inquinamento, cambiamenti climatici.

Questioni di genere

Quella delle donne e delle questioni di genere è un’altra delle macroaree in cui si registra il minore utilizzo quantitativo di parole da parte di Forza Italia e Fratelli d’Italia, che guadagnano gli ultimi due posti in classifica. Le sensibilità almeno dal punto di vista quantitativo più spiccate sono quelle di M5S e Sinistra-Verdi.

Immigrazione

L’ultima macroarea è quella relativa all’immigrazione. Se ne rinvengono meno tracce nei programmi dei partiti del campo progressista, probabilmente a riprova del fatto che non lo si ritiene un problema prioritario. La differenza qualitativa, al di là del dato quantitativo, in questo ambito è solare: se si cerca la parola immigrazione, nei programmi della Lega e di Fratelli d’Italia ci s’imbatte in prima battuta, rispettivamente, nella locuzione «contrasto all’immigrazione irregolare» e nel titolo di un capitolo: «Fermare l’immigrazione illegale e restituire sicurezza ai cittadini». In quest’ultimo caso peraltro, coniugando due fenomeni come se l’uno fosse la causa dell’altro. Le prime volta che si incontra quella stessa parola nei programmi di M5S e Pd è all’interno del capitolo immigrazione e integrazione, nel primo caso, e in quello diritti e cittadinanza nel secondo.

Le ultime quattro parole

Ci siamo infine dedicati alla ricerca di quattro parole a sé stanti, che evocano tutta una serie di significati e contribuiscono, seppure dal solo punto di vista quantitativo, a fornire un’istantanea del subconscio, come l’abbiamo definito, dei partiti oggetto di questa analisi: sono le seguenti: diritti, libertà, sicurezza e innovazione, di cui vi forniamo le relative tabelle, qui sotto.

Conclusioni

Trarre conclusioni non è mai semplice, soprattutto alla luce di un tentativo di analisi così atipico e che coinvolge settori piuttosto disparati. Eppure, la quantità (e un pizzico di analisi qualitativa) dei dati con cui abbiamo voluto solleticare il subconscio dei partiti consente qualche approssimazione: le forze del blocco conservatore, o di centrodestra, hanno in economia una spiccata sensibilità per le ragioni dei portatori di capitale. Ne conseguono i maggiori richiami terminologici nei rispettivi programmi a quel tipo di mondo. Le formazioni che si richiamano invece genericamente a un ideale progressista, o di centrosinistra, nominano di più l’altro fattore, nei loro programmi, quello di chi alla produzione porta il proprio lavoro. Ne consegue che, in qualche maniera, dalla centralità dell’impresa che si riscontra nel centrodestra discendono tendenzialmente attenzioni alla produzione purché sia, laddove nel campo progressista le priorità paiono essere le persone e l’ambiente, con differenti gradi di sfumature. Il fatto che la parola diritti sia menzionata assai di più nei programmi di Sinistra-Verdi, Pd e M5S rispetto al resto del panorama politico, conferma in qualche modo questa lettura. Mentre, con l’eccezione di Sinistra-Verdi – che comunque la coniugano di pari passo con diritti – la parola libertà pare essere più cara alla destra. Ciò rimanda, almeno in senso lato – al netto dell’eccezione appena citata – a un’idea di dinamismo legata al campo progressista, rispetto a quella di staticità che caratterizza il campo conservatore, che poi sono le vocazioni storiche e classiche dei due blocchi. L’accento posto sulle libertà è in qualche modo sullo status quo: poiché esse vanno garantite, e si garantisce ciò che già c’è e chi già ce l’ha. L’accento sui diritti attiene a un qualcosa da traguardare di volta in volta, da costruire. Ciò al netto della distinzione tra libertà negative (libertà da) e libertà negative (libertà di). O meglio, ecco, se proprio si vuol trovare un punto di discrimine tra le ispirazioni di questi blocchi, è che il campo conservatore pare porre l’attenzione sulle libertà da, quello progressista sulle libertà di. In mezzo c’è il Terzo polo, che sull’immigrazione sta dalla parte di chi punta a estendere diritti, e sulla scuola e l’impresa ha posizioni più da blocco conservatore, e trascura marginalità e precariato, più o meno come fanno Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia.

Un’ultima differenza: nelle copertine dei programmi dei partiti di centrodestra sono sempre costituite dalle foto dei rispettivi leader, cosa che non avviene mai nei programmi delle altre quattro forze politiche.

I programmi dei partiti si possono visionare e scaricare cliccando sui rispettivi nomi: Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Partito democratico, M5S, Terzo polo, Sinistra-Verdi.

La tabella generale con tutte le voci e i risultati oggetto dell’analisi è visionabile e scaricabile a questo link.

 

 

 

 

 

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