Il Parlamento in seduta comune in occasione del giuramento del presidente della Repubblica Mattarella
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Previsioni elettorali (senza sfera di cristallo)

 

Chi ricorda gli uomini e le donne che siedono oggi in Camera e Senato e che devono la loro elezione al fatto di aver preso i voti in Umbria? Che fine hanno fatto? E quale potrebbe essere la composizione del gruppo di persone che andranno a rappresentare elettori ed elettrici umbre nel Parlamento che scaturirà dalla tornata del prossimo 25 settembre? Si tratta di fare un esercizio di memoria da un lato, e di previsione dall’altro. La memoria può essere utile in questi tempi di presente eterno, in cui cioè, per tutta una serie di ragioni sociali e mediatiche, passato e futuro sono diventate categorie pressoché inesistenti, essendo tutto colmato da un qui e ora esorbitante. Le previsioni invece, diceva qualcuno, sono fatte per essere smentite, ma si può provare lo stesso a cimentarvisi.

Come andò nel 2018 e che cosa è successo dopo

Intanto, vediamo cosa successe nel 2018. La sera del 4 marzo risultarono elette in Umbria 16 persone alle quali si aggiunse il 31 luglio 2019 Emma Pavanelli, del M5S, in forza dell’attribuzione di un seggio al Senato rimasto vacante. Partendo dal centrodestra, attualmente sono in Parlamento, tra Camera e Senato, grazie al fatto di essere stati eletti ed elette in Umbria quattro esponenti della Lega (Valeria Alessandrini – che ha preso il posto di Donatella Tesei – e Luca Briziarelli in Senato, e Riccardo Augusto Marchetti – oggi commissario regionale del partito nelle Marche – e Virginio Caparvi alla Camera), tre di Forza Italia (Fiammetta Modena a Palazzo Madama, e Raffaele Nevi e Catia Polidori a Montecitorio), e, infine, due di Fratelli d’Italia (Franco Zaffini al Senato ed Emanuele Prisco alla Camera). Gli altri schieramenti hanno avuto un andamento più tribolato, e hanno perso diversi pezzi per strada. Come è noto, oltre al centrodestra, si presentarono alle elezioni altri tre raggruppamenti: il M5S, il centrosinistra intorno al perno del Pd, e la cosiddetta sinistra radicale. Esclusa quest’ultima, che non elesse parlamentari in Umbria, il M5S portò a Roma, oltre a Emma Pavanelli, di cui si è detto sopra, anche Stefano Lucidi (al Senato) e Tiziana Ciprini e Filippo Gallinella, questi ultimi alla Camera. Dei quattro, Lucidi fece il gran balzo verso la Lega già un anno e mezzo dopo l’elezione, nel dicembre 2019; Filippo Gallinella invece ha seguito il ministro degli Esteri Di Maio nella scissione, entrando nel gruppo parlamentare “Impegno per il futuro”. Come il M5S, anche il Pd ha visto dimezzare la sua rappresentanza parlamentare umbra nel corso della legislatura: gli eletti alla Camera Anna Ascani e Walter Verini sono tuttora nel partito, ma i due senatori Leonardo Grimani e Nadia Ginetti sono entrambi migrati: il primo, con un doppio salto, è approdato prima alla creatura renziana Italia Viva e successivamente si è accasato in Azione di Carlo Calenda. La seconda invece si è fermata con Renzi.

Cosa potrebbe succedere adesso

Oltre ai cambi di partito di cui si è appena detto e ai diversi rimescolamenti delle carte che hanno portato alla rottura dell’alleanza di centrodestra subito dopo le elezioni e a coalizioni di governo che hanno visto insieme prima Lega e M5S nel Conte 1, poi M5S e Pd nel Conte 2 e, infine, Lega, Fi, Pd e M5S uniti nel sostegno a Draghi, c’è stato un altro accadimento. Nel 2020 è entrata in vigore la riforma costituzionale che ha ridotto il numero dei parlamentari. In base alla nuova norma che ha ridisegnato i collegi, l’Umbria eleggerà il 25 settembre nove parlamentari in tutto, sei per la Camera e tre per il Senato. Tre seggi (due alla Camera e uno al Senato) verranno attribuiti con il sistema uninominale. Per il Senato, l’Umbria sarà un unico collegio uninominale; per quanto riguarda la Camera, il collegio Umbria 1 comprenderà l’intera provincia di Terni alla quale si aggiungono i comprensori di Foligno, di Spoleto e della Valnerina, mentre il collegio Umbria 2 comprenderà il Perugino, la Media Valle del Tevere, l’Assisano, il Trasimeno, l’Altotevere e l’Eugubino-Gualdese. Qui si aggiudicherà il seggio il candidato che prenderà anche un solo voto più degli altri, il che premia la forza delle coalizioni. I restanti sei seggi (quattro a Montecitorio e due a Palazzo Madama) saranno distribuiti proporzionalmente al numero dei voti dei singoli partiti. Alle elezioni del 2018, i seggi attribuiti con l’uninominale (tre alla Camera e due al Senato) vennero tutti vinti dalla coalizione di centrodestra. Al proporzionale, M5S e Pd presero due deputati e due senatori ciascuno, e Forza Italia e Lega elessero un parlamentare in ciascuna Camera.

La possibile distribuzione dei seggi

Se il quadro delle alleanze rimarrà quello attuale, cioè col centrodestra unito, il Pd con Verdi e Sinistra italiana, il M5S da solo, il possibile polo centrista di Calenda e Renzi, e, infine, la galassia dei partitini della sinistra radicale, si potrebbe azzardare con buona approssimazione, anche sulla base dei risultati di Camera e Senato di quattro anni fa, che i tre seggi dell’uninominale verranno attribuiti tutti al centrodestra, che gode ormai stabilmente in Umbria dei consensi di poco più di un terzo dell’elettorato, e che così è in grado di staccare sia la coalizione di centrosinistra che tutte le altre. Probabilmente i tre partiti della coalizione se li divideranno equamente per poi concorrere ognuno per proprio conto nella quota proporzionale, dove è presumibile che i quattro seggi della Camera verranno attribuiti uno ciascuno a Lega, FdI, Pd e M5S. Forza Italia sembra infatti non poter concorrere con nessuna di queste forze, a meno di un tracollo del M5S. Rimangono fuori dal computo i due seggi del Senato che verranno attribuiti col sistema proporzionale. Lo scenario più verosimile è che uno dei due se lo aggiudicherà la Lega o FdI, mentre l’altro dovrebbe essere di sicuro appannaggio del centrosinistra; laddove si dovesse registrare un successo del partito di Giorgia Meloni infatti, i voti – al di là della prevedibile diaspora degli elettori del M5S – verrebbero ragionevolmente sottratti principalmente al bacino della Lega; se viceversa Salvini dovesse riuscire a contenere le perdite rispetto al 20 per cento ottenuto nel marzo 2018, significherebbe che FdI non avrebbe sfondato. In entrambi i casi, il Pd e i suoi alleati dovrebbero riuscire a ottenere almeno un secondo posto, che varrebbe appunto il secondo seggio attribuito col proporzionale al Senato. Lo scenario definitivo potrebbe dunque essere questo: dei sei seggi della Camera, quattro andrebbero al centrodestra, uno al Pd e uno al M5S. Per quanto riguarda i tre del Senato, due andrebbero al centrodestra e uno al Pd. Se si proiettassero questi risultati a livello nazionale, ciò significherebbe che il centrodestra potrebbe ambire ai due terzi dei seggi complessivi. Una maggioranza che consente di cambiare la Costituzione evitando di far passare le modifiche al vaglio di un referendum popolare.

In copertina, le Camere riunite nella seduta comune del 3 febbraio 2022 in occasione del giuramento del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (da www.quirinale.it)

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