Giorgia Meloni
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Lettera aperta al professor Cacciari

 

Caro Professore, ho sempre avuto stima e ammirazione per le sue idee ed ho seguito i suoi interventi, ma quando ha scritto che Giorgia Meloni rappresenta la destra sociale sono rimasto sconvolto. Ma lei l’ha ascoltata a Milano qualche mese fa, alla loro festa? Prima se la prende con i musulmani invitandoli ad andare nei paesi islamici, poi conclude: «Qui noi difenderemo quei simboli, difenderemo la nostra identità. Dio patria e famiglia». Questa è la destra sociale? A me somiglia tanto ai discorsi di Mussolini, ricorda? Il prof. Cancrini, a proposito del discorso della Meloni a Milano ha detto: «Quando Freud sente i festeggiamenti per l’annessione dell’Austria alla Germania e pensando a quelle folle che applaudono Hitler e le sue posizioni dice che nella psicologia delle grandi masse la persona più brava è quella che riesce a creare un entusiasmo identitario con le sue parole e ottiene un abbassamento della consapevolezza critica di chi ha davanti ed una inibizione dei suoi freni morali. Io trovo che discorsi, come questo, fatti dalla Meloni sono una vergogna, provo disagio, ma, porca miseria!! Si può seminare odio di fronte ad una folla che ti applaude, bisogna avere il pelo sullo stomaco per non rendersi conto di quanto male si fa disseminando odio in questo modo». Che cosa hanno che fare quelle parole con Dio? Ma la Meloni ha ascoltato mai Papa Francesco, o il vescovo di Trento Lauro Tisi, che ai funerali del giovane giornalista Antonio Migalizzi disse: «Antonio tu ci hai insegnato che l’unico confine da difendere è il volto dell’altro»? Poi con la Bibbia cosa hanno a che fare questi discorsi? «Non fate violenza e non opprimete il forestiero» Ger 22.1. La Bibbia e i Vangeli sono pieni di questi valori.

Caro Professore dove sta il sociale su tutto questo? Adesso mi permetto di riflettere sull’eredità storica, non sugli aspetti morali, sui quali, purtroppo, tutti hanno scheletri, ma sull’eredità politica che la fiamma nel simbolo rappresenta o no? In questi giorni d’estate mi sono letto alcuni libri della collana “Storia dei grandi segreti d’Italia” curati da Matteo Albanese e Mauro Mercatanti, fatti ricostruiti sulla base di atti processuali riguardanti piazza Fontana e la strage di Bologna. Ebbene in questi scritti esce fuori con tutta evidenza questa eredità pesantissima di cui la Meloni è rappresentant;, lei mi potrà dire ma la Meloni all’epoca non era nata, ma Almirante, sa chi era, come Fini e Rauti la cui figlia è nelle sue fila. Scrive Matteo Albanese a proposito della strage di Piazza Fontana (dopo più di 50 anni ancora non c’è un colpevole): «L’Italia non era nuova alla questione dell’impunità e della mancata punizione dei colpevoli; questa pratica parte da lontano, dalle amnistie del 1946 e del 1953 nei confronti dei criminali di guerra, che prosegue nella mancata epurazione degli ex appartenenti al regime fascista nelle istituzioni democratiche e che, per dirla, tra gli altri, con lo storico Claudio Pavone, autore di uno dei saggi più citati in assoluto sulla guerra civile e la Resistenza italiana (Una guerra civile, 1991) ha garantito quella continuità istituzionale tra Stato fascista e Stato repubblicano sulla quale poggia la rete che ha assicurato la fuga dei responsabili materiali della strage di piazza Fontana e che ha partecipato attivamente alla costruzione della strategia della tensione». In un’altra parte del libro si legge, a proposito di protezioni e depistaggi: «Una polizia che, lo ricordiamo, non aveva mai subito epurazioni e che era guidata ancora, in parte, da uomini che erano appartenuti al passato regime fascista, come il questore di Milano, al tempo di piazza Fontana, Marcello Guida, a cui l’allora presidente della Camera, Sandro Pertini, rifiutò di stringere la mano. Pertini si era recato a Milano pochi giorni dopo la strage. Il presidente della Camera ben ricordava la carriera di Guida nei “bagni” penali dei campi di concentramento in cui venivano rinchiusi i detenuti politici, durante il periodo fascista: egli stesso era stato recluso in quello di Ventotene, di cui Guida era responsabile». Tutti i personaggi coinvolti nelle indagini per la strage erano stati militanti del Msi, a cominciare da Pino Rauti. In un’altra parte del libro si legge: «Giannettini era l’agente “Z” del Sid e al Sed faceva rapporti sulla cellula veneta di Ordine Nuovo. Egli, quindi, mise al corrente Labruna e il Sid dei piani degli ordinovisti veneti e per questo, nel marzo del 73, i giudici dell’inchiesta decidono di interrogarlo. Il 9 aprile però, Giannettinii viene fatto fuggire a Parigi, e a luglio il generale Vito Miceli, capo dei servizi segreti, affiliato alla P2 e dal 1976 deputato del MSI, ebbe a dichiarare agli stessi giudici che su quella operazione era stato posto il segreto militare».

Nel capitolo “La rete del mistero” Matteo Albanese scrive: «Una partita cui prendevano parte i gruppi di neofascisti, gli estremisti di destra, il Msi e pezzi di istituzioni». In alcune pagine successive si legge: «Allo stesso tempo, però, la strategia prevedeva quello che, in gergo, vengono chiamate back doors; ossia delle vie d’uscita che erano principalmente due: la fuga ed essere eletti in Parlamento nelle file del Msi. Pino Rauti vi rientra poche settimane prima degli attentati….. Vito Miceli, a capo del controspionaggio militare… come del resto era già successo per il generale De Lorenzo con il suo Piano Solo».

In questi giorni ricorre l’anniversario della strage di Bologna dove morì il nostro concittadino e amico, il ternano Sergio Secci, ed anche in quest’altro segreto d’Italia, sono molti i personaggi legati alla galassia nera, come la chiama Mauro Mercatanti nel libro facente parte della stessa collana, le cui storie sono ancora da chiarire in modo definitivo, a cominciare da Ordine Nuovo e tutti i suoi aderenti. Caro prof. Cacciari, la invito a rivedere le sue posizioni sulla destra di Giorgia Meloni che ha ancora la fiamma in quel simbolo a cui sono legate tutte queste vicende che hanno un solo colore: il nero della morte. Pierpaolo Pasolini disse: «L’Italia non ha avuto una grande destra perché non ha avuto una cultura capace di esprimerla. Essa ha potuto esprimere solo quella rozza, ridicola, feroce destra che è il fascismo».

In copertina, Giorgia Meloni, foto da wikimedia commons

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