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Il successo di Zerocalcare a Perugia è un segnale della fine del Novecento

Pizza Birago durante l'incontro con Zerocalcare

Piazza Birago piena di folla per l’incontro con l’autore romano amico del popolo kurdo in un evento dal forte contenuto politico ma senza personale politico né partiti

di Fabrizio Marcucci

C’è stato un evento sabato 23 ottobre a Perugia che costituisce un segnale sul quale è il caso di soffermarsi. Piazza Birago si è riempita all’inverosimile per ascoltare, e interloquire con, persone che parlavano “in presenza”. Il merito è stato di PopUp, luogo di meticciato culturale di cui abbiamo già parlato. Qui sono stati invitati Chiara Cruciati, giornalista del manifesto esperta di questioni mediorientali, e Zerocalcare, alias Michele Rech, narratore a fumetti. Si è trattato di una iniziativa con una forte componente pop, perché Zerocalcare è un personaggio di successo, e questo è stato un ingrediente fondamentale perché la piazza si riempisse. Ma è stato anche un evento essenzialmente politico, con centinaia di persone a ritrovarsi in uno spazio diventato comune che fino a qualche mese fa era residuale e trascurato.

Chi si è dato appuntamento in quel posto sapeva che si sarebbe parlato di una questione politica in senso stretto – e alto -, quella del popolo curdo, senza territorio e diluito su più stati, e dell’esperimento di confederalismo democratico che le comunità curde stanno tentando nel nord est della Siria. Non è questa la sede per parlare del confederalismo democratico; vale però la pena di accennare che si tratta di un tentativo di democrazia radicale basato sulla parità di genere e sul rispetto di persone e ambiente. Una pratica – per fare luce sugli effetti che sortisce – che fa in modo che gli uomini e le donne in forza nelle brigate combattenti costrette a fronteggiare l’Isis e altri nemici dedichino incontri settimanali al confronto sulla condotta da tenere dove non contano né i gradi né tantomeno il genere. E se la democrazia si fa spazio all’interno di un corpo di combattenti, si capisce la portata della radicalità del confederalismo democratico.

Vale la pena soffermarsi su quanto è accaduto sabato scorso in piazza Birago perché si è trattato di un evento politico in cui non è comparso personale politico. Volendo anzi arrivare alle estreme conseguenze, la profondità dei temi toccati e il successo riscosso sono derivati proprio dall’assenza di personale politico in senso stretto, cioè istituzionale. Ciò attiene in parte alla trasformazione in recita e al conseguente processo di discredito che da anni affligge la politica istituzionale. Intendiamoci: la politica è da sempre anche rappresentazione attoriale, il punto è che oggi, svuotata, coincide con la rappresentazione attoriale. Per altri versi quella piazza di fatto autorganizzata, piena di persone e di politica e vuota di personale politico è stata una testimonianza della dissoluzione del Novecento che ha reso  anacronistici gli strumenti usati come leve fondamentali nel secolo scorso: i partiti tradizionali e le istituzioni cui essi hanno dato vita. Nessuna piazza si riempie più come è accaduto sabato 23 ottobre in piazza Birago, se il protagonista è personale politico. E in nessuna piazza convocata da personale politico si vedono tanti under 40 finalmente toccati dai contenuti di cui si parla. L’ultima manifestazione sorprendente per partecipazione e composizione che c’era stata a Perugia risaliva al novembre 2019: era stata organizzata dal movimento delle sardine, non da personale politico.

Tutto questo non vuol dire che le nostre città siano pronte a esperire la radicalità del confederalismo democratico, né che l’autorganizzazione stia trionfando. Ma il successo di queste piazze politiche al di fuori dei rituali della politica istituzionale (il III municipio di Roma è una fucina di iniziative in questo senso) e il loro rifiuto della performance per abbracciare la solidità dei contenuti indicano lo stato dell’arte e percorsi possibili: gli attrezzi del Novecento sono datati, l’attorialità della politica è diventata stucchevole e viene rifiutata in maniera sempre più macroscopica. Le sedi sono diventate altre, nonostante tv e social media con la loro inerzia continuino a plasmare pezzi maggioritari di opinione pubblica. Quella piazza piena davanti a PopUp però, la stessa natura e il successo di PopUp, ci dicono che forse la storia non è finita, solo che occorre saperla leggere.

In copertina, piazza Birago sabato scorso durante l’incontro a Popup con Chiara Cruciati e Zerocalcare (foto dalla pagina facebook di Popup)

Ultimo aggiornamento 26/10/2021

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