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La Società di mutuo soccorso di Perugia: una storia che parla anche di oggi

 

La storia della società di Mutuo soccorso di Perugia spiega come le classi sociali subalterne, unendosi per soddisfare i propri bisogni, hanno dato luogo a istituzioni che prima sono state di natura privata, poi sono poi diventate universali grazie all’ingresso del popolo nella gestione della cosa pubblica. Nella totale perdita di bussole che ci accompagna da anni, può essere utile riguardare a quelle origini per capire come orientarsi

30.972 è il numero di volontari che, in Umbria, nei mesi più duri della pandemia, si sono mobilitati per aiutare concretamente chi vive situazioni di disagio e difficoltà. Il numero sorprendente riportato dal sito della Regione dà la precisa misura di quanto gli italiani vogliano sentirsi vicini in un periodo in cui sembrerebbe che la maggior tutela che possiamo garantire all’altro sia quella di stare ad almeno un metro di distanza. Aiuto, tutela, soccorso, assistenza, sono termini entrati ormai nel vocabolario comune, ma collocarli nel loro divenire storico può servire a recuperare una visione prospettica sicuramente utile anche per capire il mondo di oggi. In questo quadro, la Società generale di mutuo soccorso è sicuramente una di quelle realtà che aiuta a capire quanto parole come solidarietà, fratellanza, umanità siano davvero rivoluzionarie, e ripercorrerne lo sviluppo con l’attuale presidente, Primo Tenca, in carica dal 2014, insieme ad uno dei suoi iscritti, Renzo Patumi, è una immersione in un mare ricchissimo.

Mutuo soccorso, protezione sociale: punti fermi nell’Italia del 1861

La Società nacque nel 1861, tra il febbraio e il marzo, poco prima dell’effettiva conclusione del progetto di unità nazionale. «Quella di Perugia – inizia Primo Tenca – è tra le più antiche Società di mutuo soccorso in Umbria, anche se in città era già presente una società di fratellanza artigiana che si ispirava a valori di carità cristiana, nata nel 1850. Nel 1861 però muta radicalmente tutto il panorama politico italiano poiché prendono corpo le grandi aspettative dei ceti che avevano sofferto la dominazione straniera e papale; si tratta di aspettative che però in gran parte d’Italia vennero disattese, non è un caso che anche l’Umbria conobbe il fenomeno del brigantaggio, il quale si protrasse per molti anni. Già prima dell’unità d’Italia, all’interno della città si era strutturato un ceto borghese, la cosiddetta nascente borghesia che si ispirava a ideali mazziniani, a quelli di giustizia e libertà che in quel frangente andavano di pari passo con gli ideali della massoneria. Tale ceto fondò la Società anche con l’intento di prevenire e contenere eventuali sommovimenti dovuti alle espressioni rivoluzionarie nate con il 1848 e per colmare il vuoto che continuamente lasciavano le istituzioni. La società che stava per nascere si reggeva sul ceto produttivo dell’epoca, che era composto da artigiani/artisti i quali decidendo di iscriversi pagavano una quota che andava a creare un fondo patrimoniale da cui si attingeva in caso di bisogno. Da qui il mutuo soccorso, da qui la protezione sociale».

Da subito, la Società di mutuo soccorso diventa un punto di riferimento cittadino. Tenca infatti continua: «La gente si incontrava qua, nella sede della Società (in via dei Priori 32, dove ci troviamo con i nostri interlocutori, ndr), oppure nel palazzo comunale. La sede storica della Società di mutuo soccorso è sempre stata in via dei Priori e il luogo che la ospita è frutto sia delle donazioni che abbiamo avuto in questi 160 anni, sia dei fondi che venivano dalle sottoscrizioni. C’è stato anche un periodo in cui la Società ha avuto un ufficio bancario che concedeva prestiti e mutui. Voglio ribadire che la struttura era stata creata per favorire chi svolgeva attività di tipo artigianale-artistica e aveva bisogno di finanziamenti ma è importante sottolineare che l’assistenza era destinata anche a famiglie bisognose che non avevano risorse sufficienti per far fronte a spese impegnative come il matrimonio dei figli o eventuali assenze dal lavoro in seguito a incidenti. All’interno di Perugia ogni rione aveva la sua sede (Porta Eburnea, Porta San Pietro, Porta Sant’Angelo, Porta Santa Susanna e Porta Sole). Ora la Società ne conserva solo una, quella di Porta Sant’Angelo la cui sala è intitolata a Guglielmo Miliocchi».

L’istruzione arma contro la povertà

Le risposte positive a questo tentativo di dare vita a una rete autogestita di assistenza arrivano subito. Tenca rileva che «appena nata, la Società raccoglie e unisce circa due-tremila persone (tutta la gente che lavorava all’interno delle mura cittadine). I soci fondatori però, non si limitarono solo alla creazione di una mutua assistenza ma si posero come scopo anche l’elevazione culturale del popolo, che era peraltro uno degli obiettivi dello stesso Statuto della società, per cui nella sede si tenevano convegni, riunioni e letture collettive di romanzi. La Società possiede anche una biblioteca dove i volumi sono anche più antichi della Società stessa perché frutto sia di donazioni di tante famiglie perugine sia di una vecchia biblioteca comunale circolante che andava in giro per la città distribuendo i libri a chi sapeva leggere».

Per inquadrare bene la nascita della Società di mutuo soccorso nel capoluogo umbro bisogna dire che all’alba dell’unità d’Italia la città si liberava del governo papale che l’aveva tenuta sotto scacco per quasi 300 anni, depauperandola. L’impoverimento cittadino che si attribuiva al dominio papale aveva contribuito a creare un sentimento d’odio e di stanchezza, per cui la nascita della Società, che si innesta in questo periodo di cambiamento, rappresenta una sorta di risposta a secoli di dominio e di riscatto sociale.

I filoni politici

La Società di mutuo soccorso opera quindi in parallelo con le trasformazioni sociali e politiche ed è per questo che nelle varie fondazioni italiane vengono a crearsi alcune tendenze che Primo Tenca illustra così: «Una prima tendenza è sicuramente quella laico-massonica che poi è quella preponderante a Perugia; ovviamente la massoneria degli anni ’60 dell’Ottocento non va confusa con la massoneria che conosciamo dal dopoguerra in poi; è una massoneria che è l’opposizione dei papalini per secoli e a Perugia diventa anche forza di governo. I massoni del 1860 erano quindi espressione di quella cultura laica che a Perugia fu la risposta ai 320 anni di dominio papalino che aveva lasciato la città povera, analfabeta e senza nessun tipo di assistenza. Gli altri filoni importanti su cui sono improntate le Società di mutuo soccorso in Italia sono quello socialista, che si struttura soprattutto in Emilia, ma ci sono anche le Società di ispirazione repubblicana che nascono intorno a Cesena e Ravenna e sono ancora oggi fortissime come quelle di ispirazione cristiana forti in Piemonte e Marche. A Recanati ad esempio sono anche adesso molto attivi, con circa 1500 iscritti, aiutano i migranti e distribuiscono cibo ai bisognosi. Anche nella Società di mutuo soccorso di Perugia si strutturano due filoni che ricalcano quelli nazionali, uno mazziniano e uno liberal-democratico, i quali poi si scontreranno al primo congresso di Firenze -settembre 1861-. In effetti c’è una continua battaglia politica all’interno della fondazione poiché questa ovviamente raccoglie soci di varie estrazioni sociali e politiche che però riescono comunque a lavorare insieme, uniti da un orgoglio di appartenenza e dalla consapevolezza che la Società è il loro strumento di emancipazione».

L’industrializzazione cittadina

Con l’unità d’Italia cambia radicalmente il volto della città: «Molti monasteri saranno sequestrati dallo stato e nazionalizzati per poi essere usati per la nascente industria – dice Tenca -. A Porta Sant’Angelo, in quello che era il monastero di Santa Caterina, ha avuto sede la fabbrica di fiammiferi Saffa, all’inizio del Novecento, dove Sebastiano Purgotti inventò una nuova miscela per fare i solfini (i cosiddetti fiammiferi “igienici” perché per la loro fabbricazione non si ricorreva al fosforo) che ha avuto un successo commerciale enorme. In questo contesto verranno assunte quasi 300 donne, il che dà la misura di come si stava sviluppando la classe operaia. La fabbrica diventerà famosa perché i suoi operai organizzeranno il primo sciopero cittadino in seguito al licenziamento di una ragazza, Adalgisa Dagioni, che aveva dimenticato di attaccare su una confezione di fiammiferi l’immaginetta stampata della città. Lo sciopero vedrà coinvolta l’intera città, che quindi si configura come una grande famiglia dove quello che succedeva in un certo senso riguardava tutti, mentre l’abissale differenza con lo stato attuale sta anche nel fatto che oggi viviamo in una città frammentata, spezzettata e che quindi spezzetta anche la comunità. Insieme alla Saffa si insediò un’altra fabbrica, alla Conca, che produceva valigie, poi un bachificio nell’ex ospedale della mercanzia. Nacquero le officine Piccini in via del Fagiano e molte altre, la città quindi iniziò ad uscire dalle mura».

Il periodo fascista

Ma con l’avvento del fascismo l’intervento della Società si affievolisce. Tenca spiega che il regime non tollerava questo tipo di associazioni e le percepiva come minacce perché erano il collante di tutto quel tessuto sociale che si era strutturato su ideali di giustizia e libertà. «A Perugia, però – dice il presidente – è stato un po’ diverso perché il ceto che ruotava attorno alla Società di mutuo soccorso era un organismo forte in città, al suo interno c’erano anche famiglie benestanti. In effetti i fascisti, che erano soliti bruciare le sedi delle Case del popolo e affini, non si azzardarono a toccare la sede, però pretesero di farvi entrare un loro fiduciario trasformandola di fatto, in una società parafascista. È vero però che gran parte del ceto popolare cambiò anche idea. Ci fu un vero e proprio travaso dall’area socialista a quella fascista. In questo clima lo stesso statuto della Società venne cambiato, e uno dei provvedimenti più tristi fu sicuramente quello del divieto di iscrizione per gli ebrei. Si può dire che per tutto il ventennio abbiamo vissuto sotto tutela. Di quel periodo rimane anche una lapide che è tuttora collocata proprio all’ingresso».

Nemmeno il fascismo ebbe la forza di distruggere la Società operaia di Mutuo soccorso, anche se la “infiltrò” pesantemente

L’assistenza basata sui diritti universali

La società, seppur privata del suo aspetto sociale tende comunque a mantenere un contatto abbastanza largo con il ceto di artigiani e dopo la Liberazione riprenderà la sua storica attività anche se, aggiunge Tenca, «per poco, perché dal secondo dopoguerra sarà lo stato a farsi carico dell’assistenza sociale attraverso l’istituzione di quello che viene definito welfare. Da questo momento c’è un progressivo ritirarsi della Società che vive dei ricordi della sua storia gloriosa. Rimane però la sua influenza politica sugli avvenimenti cittadini, spesso con interventi in prima linea anche durante le campagne elettorali per schierarsi apertamente. Ma questa perdita di centralità non è un fattore negativo, anzi viene ad essere un bene perché non si vuole un’assistenza basata sulle Società di mutuo soccorso, ma un’assistenza basata su diritti universali gestiti e controllati dallo stato, in cui la sanità dev’essere pubblica, la scuola dev’essere pubblica. Noi abbiamo il compito di sostenere lo stato moderno. Le battaglie di oggi sono per sostenere questi diritti, per fare in modo che non si perdano perché è chiaro che non vogliamo fare le veci dello stato».

Il ruolo della Società durante la pandemia da Covid-19

Ma ritorniamo al punto di partenza, alla pandemia. In un periodo in cui è davvero difficile fare concretamente, Tenca dice che «durante la pandemia siamo stati presenti con interventi e comunicati per garantire che venisse effettuata una razionalizzazione del sistema sanitario, che venisse rafforzata la medicina territoriale, che venisse assunto nuovo personale, tutte cose che purtroppo ad oggi non sono state fatte e che abbiamo pagato duramente con i morti. Se l’assistenza pubblica viene a mancare o non funziona, è un grosso danno per tutti. Memore della sua storia la Società può e deve dire la sua in merito, perché quando venne alla luce, lo fece per garantire assistenza. Se la Società ha un ruolo adesso è proprio questo, quello di farsi sentire per ricordare che occorre stare al fianco di emarginati e poveri”. Quindi allo stato attuale delle cose la Società operaia di mutuo soccorso si muove e lo fa attraverso alcune direttrici fondamentali che Tenca spiega: “Difesa dell’assistenza pubblica, rafforzamento della medicina di base con il suo perno intorno al medico di famiglia, scuola pubblica, quindi centralità dell’istruzione e poi l’intervento sul governo cittadino in merito alle scelte che si fanno e che poi ricadranno su di noi nel bene e nel male».

Il tesseramento e il ruolo fondamentale dei soci

Ma oggi la Società da chi è composta? Chi si iscrive? A questo punto prende la parola il socio Patumi, il quale si occupa proprio della campagna di tesseramento e infatti spiega come procedono le iscrizioni: «Dalla fondazione a oggi sono 1436 i nomi iscritti nel  registro dei soci, di questi 54 sono quelli attuali. La verità è che non facendo più perno sull’assistenza, chi si iscrive lo fa perché legato ai valori storici della Società. In questo modo però c’è un continuo turnover nelle iscrizioni perché si rinnovano e cambiano continuamente». E Tenca in merito aggiunge: «Questo stato di cose dipende anche un po’ da noi perché bisogna che noi riusciamo a fare delle iniziative che richiamino le persone e che diano un senso alla loro iscrizione, anche se è vero che il senso lo deve trovare anche il socio stesso. Ad esempio adesso due nuovi soci ci stanno rimettendo in linea l’archivio, Renzo coordina il lavoro sul tesseramento». Dare senso al proprio tesseramento significa quindi sposare i valori della Società ma anche darsi da fare concretamente. Patumi, infatti, aggiunge: «Il primo marzo dovevamo festeggiare i 160 anni dalla nascita ma ovviamente abbiamo dovuto rinviare, anche se puntiamo alla data simbolo del 20 giugno perché pensiamo possa essere l’occasione per incontrarsi e valorizzare quella che è un’istituzione storica e che rimane un punto fermo della storia perugina. Negli ultimi anni abbiamo sensibilmente aperto, quindi facciamo visitare la sede e vi teniamo anche incontri. C’è sicuramente ancora da valorizzare la storia ma anche l’archivio e la biblioteca ed è un grosso lavoro».

Il presidente Primo Tenca (a destra) e il socio Renzo Patumi

Le collaborazioni per l’aiuto concreto

Se quindi la Società si è aperta al panorama cittadino, lo ha fatto anche collaborando con altre associazioni attive in città, così da poter soccorrere, in maniera ancora più efficace, chi ha davvero bisogno d’aiuto. «Negli ultimi mesi abbiamo anche sostenuto delle famiglie colpite duramente dalla pandemia” racconta Tenca. “Purtroppo abbiamo dovuto riprendere il nostro antico ruolo e come altri ci siamo mossi per dare una mano concreta e lo facciamo anche adesso. Ci muoviamo collaborando con alcune associazioni: Vivi il borgo, che ha la sua sede nel rione di Porta Sant’Angelo e l’associazione Ya basta, ubicata in corso Garibaldi e che gestisce il parco Sant’Angelo. Con Ya basta abbiamo anche sviluppato una convenzione per la quale abbiamo potuto accedere ad un bando europeo che permette di ripartire dopo la pandemia attraverso dei finanziamenti. Le famiglie si recano nella sede di Vivi il borgo dove possono ritirare la spesa che consegniamo ogni quindici giorni. Insieme a queste associazioni ci diamo da fare, infatti stiamo anche aiutando a ripulire il parco Sant’Angelo e avendo la fortuna di conservare questi locali storici li forniamo quando serve. Siamo presenti nel presente. Tutti gli oggetti che compongono queste sale ci portano fino ad oggi perché vengono da un gesto fatto da qualcuno o da molti, gesto che ha contribuito a costruire questa storia».

La Società di mutuo soccorso ha anche una sua pagina Facebook costantemente aggiornata https://www.facebook.com/societamutuosoccorso.perugia

Foto di copertina tratta dalla pagina Facebook della Società di mutuo soccorso
Foto nel testo di Veronica Perrone

Ultimo aggiornamento 23/4/2021

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