Deserto sabbioso
Commenti

Così vanno le cose

 

Mentre il generale Vannacci tratta esaustivamente il profilo storico/somatico dell’italica gente, andando dal fiero e “chiacchierato” Giulio Cesare alla clandestina e non idonea Paola Egonu, scalando con successo inarrestabile le asfittiche classifiche dei “libri” più letti dell’amata patria, Giorgia Meloni, presidente donna dal nostalgico passato e da un presente narrato a reti unificate come equiparabile ai fasti del re Mida, mette in campo il neposovranismo, quella corrente di pensiero tutta italiana incentrata sulla reciproca convivenza della famiglia che serve la patria e della patria che serve la famiglia. Non contenta di aver nominato il cognato ministro, noto intellettuale dal merito indiscusso e dalle esternazioni pubbliche roboanti, buon’ultima la necessità alimentare dei ricchi di partecipare alla sapiente tavola dei poveri, una sorta di classismo rovesciato che si potrebbe intitolare “la tavola al contrario”, ha messo alla guida del partito che guida il Bel Paese la sorella, nonché moglie del suddetto cognato.

Mentre il libro senza editore, nato e cresciuto tra le marziali mura della caserma e il minato dei campi di battaglia, ha scatenato la reazione indignata di chi da destra vede le critiche al discutibile contenuto come un attacco senza eguali al diritto di libera espressione, le nomine interne al casato Meloni sono rivendicate come elemento di garanzia senza se e senza ma, come un francescanesimo rivisitato che trasla la madre terra, il fratello sole e la sorella luna nell’alveo postmoderno della politica che difende i confini natii grazie agli uomini e alle donne di fiducia. Insomma l’egemonia che la destra oggi detiene incontrastata, continuando ad abbaiare con ringhio feroce alla luna senza fasi della superiorità morale della sinistra, si dispiega prepotente prendendo spunto e forza anche da (s)ragioni e argomenti che dovrebbero crearle imbarazzo se non vergogna. Un’egemonia che trae il miglior sostentamento dall’altra parte della barricata, così definita solo per nostalgica e personalissima necessità di delineare differenze in una fluidità gerarchica che tutto ordina appiattendo, dove il prode Fassino non trova di meglio che sventolare la misera busta paga degli onorevoli per rivendicare la nobiltà della politica e lo spirito di servizio dei politici. Dove non arriva la destra egemonica, a porre rimedio ci pensa la confusione senza tempo dei democratici già comunisti.

Allargando lo sguardo al sistema mondo colpiscono il cordoglio sentito di Putin per il talento mal gestito di Prigozhin, uno dalle infinite capacità e dalla pochissima voglia di applicarsi, e la reazione di Trump alla crisi senza eguali della democrazia americana di fronte al suo arresto e ai molteplici capi di imputazione. A tal proposito la foto segnaletica, con faccia truce e vendicativa, accompagnata dal motto «mai arrendersi», va oltre ogni immaginazione, testimonia l’assoluto sprezzo verso tutto ciò che si frappone al proprio volere e la caparbia tracotanza con cui il colpevole si fa innocente e il lupo agnello. D’altronde se la destra europea e in particolare quella italiana hanno avuto negli ultimi anni due punti di riferimento ineludibili, quei due punti, semantici più che semiotici, sono stati proprio Putin e Trump.

Fin qui una narrazione da brividi per ogni sincero democratico, inserendo l’amministrazione Biden come alternativa concreta al duo del machismo sovrano, i brividi si fanno tremori irrefrenabili e la narrazione distopia. Perché l’alternativa è la guerra di liberazione, da cosa e da chi è tutto da stabilire. Una guerra che come tutte le guerre ha perso nel tempo tutti i risibili limiti fissati dall’umanesimo occidentale a targa NATO tanto nei mezzi – dalle bombe a grappolo all’utilizzo degli F16 – quanto negli obiettivi – dalla difesa del suolo ucraino agli attacchi continui del territorio russo.

Insomma non ci resta che piangere, ma si sa il pianto nei tempi della destra al potere e dell’esercito in libreria è una forma di debolezza intollerabile per il neposovranismo. Vannacci, Meloni & friends, Trump, Putin, la politica di guerra e sullo sfondo l’emaciato profilo senza corpo dello sbandieratore di busta paga. Insomma un baratro senza fine, di fronte a cui il pianto rimane il migliore dei modi per restare umani, alla faccia dei presunti meriti di famiglia ai tempi della guerra senza alternativa.

Foto da pexels.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *