Bandiere di ArticoloUno
Temi

Il documento congressuale di ArticoloUno

 

Riceviamo e pubblichiamo il documento che sarà la base congressuale delle assise che ArticoloUNO dell’Umbria celebrerà nelle prossime settimane.

ArticoloUNO Umbria ha deciso di svolgere un congresso per discutere sulla prospettiva politica di una forza di sinistra nata per contribuire a ridefinire il campo politico per un centrosinistra competitivo elettoralmente e alternativo al centro destra.

La sinistra per troppo tempo ha contrastato a parole il neo liberismo ma di fatto accettando politiche economiche e sociali che hanno aumentato le diseguaglianze e la precarietà in un quadro di scarsa attenzione alla qualità delle politiche e all’ambiente.

E dopo questi anni che hanno prodotto quasi un cambiamento di ragione sociale della sinistra, l’appannamento del suo profilo politico, la perdita di consenso prevalentemente tra i ceti popolari, fino alla messa in discussione della sua funzione in una società globalizzata, è necessaria una nuova elaborazione teorica per un modello di sviluppo diverso che le nuoveemergenze mondiali reclamano.

La crisi pandemica e il corto circuito tra crescita indiscriminata e sfruttamento intensivo da un lato e la progressiva esclusione di intere popolazioni dall’altro ai beni fondamentali impone alla sinistra l’assunzione di nuove responsabilità per politiche differenti da quelle populiste e sovraniste ma anche più coraggiose rispetto ad un liberalismo “moscio” che fatica ad affermare diritti universali e che asseconda grandi concentrazioni di ricchezze.

Viene in mente la frase di Monsignor Camara: «Quando io do da mangiare a un povero tutti mi chiamano santo. Ma quando chiedo perché i poveri non hanno cibo, allora tutti mi chiamano comunista».

In tutti i paesi una piccola percentuale di popolazione detiene gran parte delle risorse e dei patrimoni e in tutti i paesi si è esaurito un processo di riduzione delle diseguaglianze che fino agli anni Ottanta si era affermato attraverso lo stato sociale.

In questo quadro, ArticoloUNO è chiamato a proporsi come difensore dei diritti inviolabili dell’uomo, del mantenimento e dell’estensione dei diritti sociali, in un contesto di rispetto dell’ambiente e di una nuova armonia con la natura, per rilanciare uno sviluppo per tutti e non per pochi, uscendo dalla diatriba tra diritti umani e sociali da un lato e merito ed efficienza dall’altro.

E dopo tre anni di generoso contributo di idee allo schieramento di centro- sinistra, ma anche di avvitamento e di incertezze sulla strada da percorrere per rispondere al meglio alla richiesta di rappresentanza degli interessi più generali e fragili della nostra società, è arrivato il momento di sciogliere l’intricato ma strategico nodo del cammino di ArticoloUNO per i prossimi anni.

Non serve un referendum per decidere tra l’impegno per un raggruppamento delle forze della sinistra presenti nel nostro paese, tra quello di cercare nuove convergenze politiche e organizzative nel rapporto con la principale forza politica del centro sinistra, o tra quello di investire in ArticoloUNO come forza politica autonoma, non tentata da velleitarie testimonianze, ma ancorata insieme ad altri ad una prospettiva di governo.

Non c’è niente che possa risolvere questo trilemma se non ricorrere allo strumento e al percorso più forte: un Congresso.

La consapevolezza del limite di non essere inseriti in una tornata congressuale nazionale non deve togliere forza al nostro percorso, i cui esiti potrebbero essere guardati con interesse politico da altre stesso gruppo dirigente nazionale.

1. L’Umbria

Non siamo più l’isola dove qualità della vita, tenuta sociale, meno diseguaglianze ci qualificavano nel contesto nazionale. La crisi economica e sociale ha investito l’Umbria in modo addirittura maggiore di quanto è accaduto in altre regioni.

La crisi ha prodotto sofferenze, nuove povertà e ha smorzato il tratto di un’Umbria solidale e democratica. Le politiche pubbliche non hanno prodotto né un rafforzamento delle imprese tantomeno nuova e buona occupazione.

L’Umbria ha perso posizioni nella produzione di ricchezza; la produttività del lavoro è da anni inferiore alla media nazionale; il rapporto tra modello di sviluppo e ricerca scientifica è debole; la mancata innovazione nei processi produttivi e nei prodotto non ha creato occupazione di qualità; il livello delle retribuzioni accentua le problematiche salariali; la spesa delle famiglie penalizza i consumi in istruzione; le imprese umbre, piccole e piccolissime lavorano su subfornitura e con scarso valore aggiunto.

2. Economia-lavoro-ambiente

Servono idee per un’Umbria nuova, per uno sviluppo di qualità e la politica ha il compito di offrire questa visione.

Nuove linee guida dovranno ispirare i pubblici poteri che non possono tergiversare rispetto all’assenza di proteggere la regione da un ulteriore consumo di suolo, dal difendere la irriproducibile ricchezza del paesaggio e dell’ambiente, dal favorire la connessione tra ricerca universitaria e attività economiche, dal dotarsi di efficienti infrastrutture informatiche soprattutto nei centri storici più piccoli, dal facilitare l’accesso ai finanziamenti europee le imprese che realizzano un’occupazione stabile, dal prevedere un piano per la difesa dai rischi idrogeologici e sismici, dall’insistere ad investire sulle energie rinnovabili e sulla filiera dei materiali eco-compatibile, dal perseguire la logica dell’economia circolare (regione a rifiuti zero?).

In Umbria, come altrove, i modelli di sviluppo economici e industriali dovranno essere sempre più sostenibili, cioè compatibili con la vita dei cittadini. La sostenibilità dovrà essere sempre di più la barra di riferimento di ogni azione quotidiana e incidere così sulle decisioni politiche ed economico-industriali.

Due grandi temi: il ciclo dei rifiuti e le emissioni.

Ad una buona raccolta differenziata non corrisponde ancora un virtuoso ciclo di economia circolare, mentre continua il conferimento in discarica e il trasferimento fuori regione dei rifiuti prodotti dalle imprese per la carenza di impianti intermedi di lavorazione per il riuso dei materiali.

Per le emissioni è necessario rafforzare i sistemi di controllo e monitoraggio, che le imprese ricorrano alle migliori tecnologie nei processi produttivi e premiando quelle che certificano, secondo standard europei, i propri processi e i propri prodotti. Le emissioni, oltre che industriali e da mezzi di trasporto, sono dovute ai sistemi di climatizzazione pubblici e privati e questo dovrà, oltre l’incentivo fiscale del 110% per le ristrutturazioni, restare una politica per rendere gli edifici esistenti certificati e performanti a livello energetico.

La mobilità in Umbria ha una sua problematicità per la morfologia del territorio. L’uso dell’auto per abitante è tra i più alti d’Italia e la quasi totalità degli spostamenti nei tratti extraurbani, ma anche urbani, è percorsa con l’auto.

Nel trasporto ferroviario, alla riduzione delle risorse dallo stato alle regioni, si è aggiunto lo scarso investimento di tante regioni, Umbria compresa, per garantire il servizio ai cittadini. Anzi si è assistito ad una riduzione del numero dei treni, rendendo il trasporto ferroviario di persone e merci marginale.

Anche la manutenzione e l’adeguamento dei principali assi viari della regione sono ancora molto deficitari. Tra la rete stradale primaria è urgente continuare a riqualificare la E45, come il completamento della Grosseto-Fano anche nel tratto umbro. In materia ferroviaria occorre completare il raddoppio della Foligno-Ancora e riqualificare la FCU per renderla economicamente sostenibile.

Una questione dolente e stringente resta il nodo di Collestrada.

3. Aspetti sociali

In Umbria 78 Comuni non superano i 15.000 abitanti e 63 neanche i 5.000. Il venir meno dell’incidenza delle politiche pubbliche sullo sviluppo e la modesta residenzialità non ha permesso il rimbalzo economico prodotto dalla divisione del lavoro e dei servizi delle città più grandi; questo ha prodotto disoccupazione, abbandono della residenzialità ed emigrazione giovanile.

Ma nei borghi umbri operano filiere importanti nell’economia regionale, l’agroalimentare con vino e olio, tartufo e formaggio, ma anche tessile e manifatturiero. Manca però un progetto di sistema smart, culturale e verde per la loro valorizzazione.

La ICT può per i borghi umbri attrarre nuovi insediamenti produttivi nel terziario avanzato (arte, cultura, bioedilizia, finanza etica) a fronte di una promozione sistemica che metta sul piatto storia, enogastronomia, ambiente e qualità della vita.

4. Un capitolo a parte, la sanità

Il taglio delle risorse pubbliche, la tendenza politica generale verso le privatizzazioni sta gradatamente smantellando il modello di stato sociale europeo con una evidente minaccia al modello universalistico, alla integrazione socio-sanitaria, ad una politica sanitaria che investa sulla produzione e sull’appropriatezza. Anche alla luce delle deficienze emerse con la pandemia serve una riforma profonda del comparto sanitario, un rilancio della medicina territoriale, una sua nuova centralità nelle politiche pubbliche, ispirate al principio di uguaglianza almeno di fronte alla salute.

In Umbria è cronica la carenza di medici e di tutte le professioni sanitarie; non sono state fatte assunzioni nonostante il decreto Rilancio avesse stanziato risorse per l’assunzione di personale e per il potenziamento delle strutture pubbliche.

Si insiste con una visione ospedalocentrica (tipica del modello lombardo- veneto) e con una penalizzazione della rete sanitaria territoriale che possa contenere gli accessi impropri alle strutture ospedaliere.

Il PNRR alloca risorse rilevanti con destinazione vincolata per la sanità

territoriale e di prossimità, ma è necessario essere vigili per fermare il disegno di tagliare le prestazioni del servizio sanitario regionale per offrire sempre più spazio al privato, con pregiudizio della sanità pubblica universale e di qualità.

5. Politica nazionale

ArticoloUNO ha deciso di sostenere l’attuale governo e continua a farlo con grande senso di responsabilità ed affidabilità. Il presidente Draghi è figura competente, di prestigio, autorevole in Italia e a livello internazionale, ma non si può pretendere da un governo di larghe intese di rintracciare in ogni provvedimento una matrice progressista.

Ma nonostante le diverse opzioni politiche e culturali al suo interno è oggettivo come il modo di affrontare la pandemia si sia, finora, segnalato come un riferimento internazionale. La disponibilità delle ingenti risorse comunitarie deve seguire procedure, modalità e tempi precisi e il presidente Draghi è sicuramente la figura che può assicurare il paese nel rispetto delle indicazioni europee.

Le linee di intervento delineano la volontà di compensare annosi ritardi del nostro paese, di alzarne la competitività e di portare a regime un’Italia più solidale da un punto di vista economico e sociale.

La rivoluzione verde, le massicce risorse previste per uno sviluppo sostenibile, lo snellimento di frenanti meccanismi istituzionali e burocratici, l’informatizzazione e le infrastrutture sono elementi che richiedono una guida sicura nel mondo politico e nei mercati. Ma è altrettanto evidente come alcune politiche decisive per una visione di società inclusiva, solidale con un insieme di politiche miranti a rimuovere le disuguaglianze crescenti con la pandemia, vengano affrontate con una certa timidezza.

La destinazione delle risorse per la riduzione della pressione fiscale non esplicita l’esigenza di ridurre le tasse in particolare ai lavoratori e ai pensionati. Sulle pensioni, di fatto, si è preso tempo rinviando una modifica strutturale della legge Fornero e l’apertura di una discussione su una pensione di garanzia per i giovani. Inoltre il rinvio delle riforme del catasto è un ulteriore elemento che non può smorzare la nostra ambizione di governare l’Italia con una precisa impronta politica.

Quindi, si può intravedere un prossimo confronto elettorale da giocarsi su posizioni alternative, come è successo dopo ogni parentesi tecnica, dopo ogni governo del presidente e così via.

Da questo punto di vista non possiamo esaurire il nostro posizionamento politico, nella accettazione acritica di qualunque posizione del governo, perché il rischio è regalare una rendita a un centrodestra in difficoltà da quando la pandemia ha completamente cambiato l’agenda politica del paese.

6. Noi, ArticoloUno

È l’ora delle scelte anche per ArticoloUNO, partendo dalla constatazione che, negli ultimi anni, centinaia di migliaia di elettori hanno abbandonato il centrosinistra trovando spesso “casa” tra sovranisti e populisti.

Spesso si è trattato di ceti popolari, di abitanti di varie periferie territoriali, sociali ed economiche, producendo una distorsione nella rappresentanza e nel cambio del profilo politico dei partiti. L’evidenza che si vince ai Parioli e si perde nelle periferie resta ancora valida e non può che essere motivo di profonda riflessione nei partiti e tra i partiti di centrosinistra.

ArticoloUNO nasce per ricompattare la sinistra quella politica e quella sociale.

E questo non può venire meno. Si rischia però di trovarsi imbrigliati nella tattica politica e di non rendere esplicita la nostra strategia. Salario minimo, riduzione dell’orario di lavoro, decisa progressività fiscale, rilancio del ruolo del pubblico nelle politiche riguardanti i beni comuni, tutela del lavoro e del futuro dei giovani, ecologia e socialismo sono ambiti che richiedono posizioni forti e coerenti dove passa la nostra riconoscibilità. In questo dobbiamo ulteriormente distinguerci perché rappresentano temi di grande attualità ma anche temi sui quali costruire il futuro.

In Umbria poi non è rinviabile una discussione sull’esigenza di nuove politiche pubbliche come fattore di crescita economica e sociale. E sulla distribuzione degli interventi pubblici senza priorità, non selezionando i settori a più alto valore aggiunto, aggiornando un modello di sviluppo fondato sul manifatturiero, sull’edilizia e sul lavoro pubblico di vecchia concezione.

Per le sue caratteristiche, la sua dimensione, le sue specificità territoriali e culturali è sbagliato pensare in Umbria ad uno sviluppo polisettoriale, senza una scelta che guidi gli interventi pubblici e orienti quelli privati.

Occorre una visione nuova, fondata sulla qualità della vita, su contenuti artistici e culturali, sul paesaggio, su un equilibrio tra natura e azione umana che sono i valori per i quali l’Umbria viene immaginata nel mondo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.