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Dalla “Casa dei Socialisti” alla “Casa del Popolo”: a Moiano la comunità prende cura si se stessa. Così da 108 anni

La targa della Casa del Popolo di Moiano

di Veronica Perrone

1913 – 2021, una vicenda lunga più di un secolo (108 anni per l’esattezza) quella che si è stratificata a Moiano (Città della Pieve) perché il futuro dei ceti popolari fosse altro che non solo fatica, sfruttamento, incertezza, malattia. Protagonisti: operai, contadini, braccianti, sindacalisti, studenti che hanno sempre incarnato la forza dei partiti di sinistra in un territorio al confine tra Umbria e Toscana. A Moiano aspirazioni, speranze, azioni sociali sono state tessute, costruite, discusse, preparate in quella che nacque coma la “Casa dei socialisti” (appunto nel 1913) diventata “del popolo” dopo la liberazione dal fascismo. Un presidio delle idee progressiste che dal 1965 dispone di una struttura pensata proprio per essere un laboratorio di socialità e di idee: la “Casa del popolo”, la cui prima pietra fu posata da Palmiro Togliatti nel 1964, pochi mesi prima di morire. Ed è proprio al segretario del Pci che venne intitolata quella sede, un punto di riferimento per tutto il comprensorio Trasimeno che guarda alla Toscana. Una realtà così rilevante da diventare obiettivo di un attentato terroristico di matrice “nera”: nella notte tra il 22 e il 23 aprile del 1974 un ordigno di elevata potenza esplose danneggiando pesantemente l’edificio. Il giorno dopo una manifestazione antifascista richiamò quasi 10mila persone, come ricorda un articolo di Prima Pagina.

Nell’area del Trasimeno 23 circoli con 3mila persone iscritte

Oggi l’Arci Moiano è capofila dei 23 circoli che costituiscono la rete dell’Arci in tutta l’area del Trasimeno, forte di 3 mila persone iscritte mediamente ogni anno. «La nostra è una bella realtà, grande e strutturata. Il comitato dell’Arci a Moiano è composto da quindici persone (età oscillanti tra 30 e 60 anni) che possono contare su un manipolo di altri soci collaboratori (ragazze e ragazzi) che non fanno parte del direttivo». La Casa del Popolo ha come scopo principale quello di tenere unita la comunità e l’Arci Moiano ha rafforzato il suo ruolo dopo il rinnovamento dei locali, dando di nuovo vita alla sala da ballo che ospita, in condizioni di normalità, numerosi eventi (i balli del sabato sera, la scuola di danza, la ginnastica, i tornei di briscola) ed è occupata tutte le sere della settimana. Non ci si ferma mai, e questo è importante. E anche in tempo di pandemia la Casa del Popolo, pur chiusa, non smette di far sentire la sua voce.

Arci e Polisportiva insieme nell’Ente Sagra

È Raffaele Parbono, motore perpetuo dell’organizzazione, che ci descrive lo stato dell’arte in questi primi mesi del 2021: «Proprio in queste settimane avremmo dovuto tirare le somme della nostra storica Sagra della polenta che, in tre giorni di gennaio, richiama folle da grandi occasioni grazie alla creatività gastronomica dei condimenti per questo piatto appartenente alla cucina più povera. Ma della sagra, stavolta nemmeno l’ombra, l’avremmo potuta fare solo in internet e non ce la siamo proprio sentita», dice con amara ironia. «Come ente sagra, insieme alla Polisportiva Moiano, utilizziamo i proventi che entrano con la sagra che vanno a coprire in parte i costi degli spettacoli estivi. Il resto si divide tra la polisportiva, l’Arci e il paese. Infatti nei vari anni ci siamo fatti carico di comprare banchi e computer per le scuole, e in genere quando serve qualcosa ci si rende sempre disponibili. Il salone stesso spesso viene ceduto gratuitamente per le recite scolastiche. Insomma si mantiene vivo il senso di comunità facendo la nostra parte, sotto ogni punto di vista». È da questo quadro che emerge la vitale relazione tra la “Casa del popolo” e la comunità moianese, un feeling letteralmente ghiacciato dagli effetti di una pandemia che, dopo un anno, sembrano tutt’altro che debellati. Una paralisi che sta generando seri danni a tutto il tessuto associativo culturale dei piccoli centri che fa parte del paesaggio italiano come le colline o le testimonianze della storia.

Serate danzanti e manifestazioni culturali

La grande sala da ballo, centro fisico del circolo, è stata riaperta nel 2018 con una programmazione dal carattere fortemente sociale: non solo serate danzanti ma anche feste e manifestazioni (culturali e politiche, seguendo anche le trasformazioni del principale partito della sinistra, il Pci, fino al Pd) con un richiamo per tutto il circondario. L’Arci si configura quindi come un attore fondamentale che ha curato la ristrutturazione dell’edificio e ne gestisce l’attività sociale quotidiana in relazione con le altre associazioni del circondario.

Iscrizioni fino a 200 l’anno

La realtà che ruota intorno all’Arci è varia e consistente; volendo fare una piccola stima degli iscritti, il numero oscilla (di anno in anno) intorno alle 140/150 unità, toccando anche quota 200. Fondamentale, in questo senso, la campagna di tesseramento, che è decisiva per richiamare sia chi frequenta i circoli che coloro non rinnovano per trascuratezza o dimenticanza.

Teatro, Progetto Piedibus, musica

Bisogna comunque dire che la partecipazione alle serate Arci è sempre numerosa: da ottobre a maggio serate danzanti ogni sabato; spettacoli teatrali organizzati dalla compagnia de “I Ragazzi di Moiano”. Senza trascurare il progetto PiediBus del benessere, promosso dalla Usl Umbria1, che progredisce grazie ad un altro gruppo Arci, “Moiano in gamba”: conta circa una settantina di persone partecipanti, che fanno del camminare in gruppo uno strumento di tutela della propria salute, fisica e mentale. L’Arci fa una promozione sociale che punta essenzialmente alla socialità, allo stare insieme e nel tenere sempre il passo con tutti per non lasciare indietro nessuno. All’Arci si va anche solo per intrattenersi e chiacchierare perché la verità è che molte persone sono sole e purtroppo la pandemia non ha fatto altro che aumentare di molto questo malessere, infatti molti tesserati ci contattano per chiedere quando sarà l’apertura, o perché non è possibile riaprire. Questo perché per molte di queste persone l’Arci è socializzare; inoltre molti sono cresciuti nella struttura e per loro è una seconda casa.

Il “prima” e il “dopo” l’inizio della pandemia

Spiega ancora Parbono: «La pandemia ha fatto da cesura tra un prima e un dopo in cui continuiamo a essere immersi. Prima le iniziative erano tante e si svolgevano bene. L’ultima grande iniziativa, nel salone delle feste, è quella del Capodanno 2020, con tanto di serata conviviale che ha registrato la presenza di circa duecentotrenta persone; il programma è continuato con le feste danzanti del sabato sera arrivando al Carnevale con i festeggiamenti per i più piccoli, ma già con meno presenze perché si sentiva una certa preoccupazione. È saltata, poi, la serata dell’Otto marzo vigilia del primo “confinamento” scattato proprio l’indomani». Dal marzo 2020 è trascorso un anno di chiusura di inattività. Il circolo come tale è chiuso ma al suo interno ha un bar che avendo licenza pubblica può funzionare anche se, in zona arancione, non facendo asporto deve nuovamente fermarsi.

Con il Covid si fa “protezione civile”

«Però non ci siamo persi d’animo – dice ancora Parbono – e anche in questo periodo complicato l’Arci Moiano ha dimostrato la sua vitalità e presenza sul territorio, attraverso un lavoro certosino svolto sempre insieme alla Polisportiva e con l’ausilio del Comune di Città della Pieve abbiamo acquistato e consegnato a casa i dispositivi di protezione e ci siamo messi a disposizione per la consegna di spesa e medicinali a casa, incarnando così un ruolo di “protezione civile” coprendo il più possibile le prime necessità delle famiglie di Moiano».

“Bella Ciao”, #iostoaifornelli, Radio Colle

Ma non ci si è fermati qui. In occasione del 25 aprile l’Arci ha fatto risuonare Bella Ciao per l’intera Moiano, mettendo fuori dal terrazzo dell’associazione i megafoni e il 1° maggio, insieme a tutta la struttura della Casa del Popolo, ha portato nelle case gli ormai tradizionali panini con la porchetta. Piccoli gesti che indicano però il radicamento di una presenza e quanto sia importante la partecipazione, anche quella on-line, quando non c’è modo di incontrarsi. Infatti, sempre in periodo di lockdown il comitato ha lanciato l’iniziativa #iostoaifornelli: le donne del paese preparavano i loro piatti preferiti e inviavano i video all’associazione che li pubblicava sulle pagine social facendo sfide a suon di likes. Il premio era un buono spesa. Il comitato ha fatto fare anche delle magliette con la scritta “I love Umbria. Andrà tutto bene”. Tra le iniziative da segnalare anche il collegamento tra il circolo Arci Moiano e quello di Colle San Paolo (Panicale), che gestisce Radio Colle (sul web) dove l’Arci Moiano ha partecipato a qualche programma in streaming. Nell’agosto 2020, appena si è avuta la possibilità di tenere incontri pubblici, l’Arci ha organizzato una cena all’aperto che ha riscosso molto successo, con molta gente venuta anche da fuori. La cena si è tenuta nel rispetto delle normative allora in vigore e vi hanno preso parte circa duecento persone. È stato un modo per ripartire dopo il pesante confinamento dei mesi primaverili. In autunno, a ottobre, si è tenuta un’assemblea per la revisione statutaria ma da lì a qualche giorno ci si è ritrovati di nuovo immobilizzati. L’unico “movimento” possibile adesso è quello delle comunicazioni sui canali social o i messaggi di vicinanza ai soci affezionati, ma per il resto la mobilità fisica è ridotta quasi del tutto. Le difficoltà sono parecchie e si sentono tutte perché si è letteralmente fermato un mondo, una socialità. L’associazione ci tiene a comunicare bene e a far sentire la sua presenza (a stare sul pezzo). Ha una pagina facebook e un sito dove si trovano tutte le iniziative.

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