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Acqua pubblica: in provincia di Terni GoliAcea batte Davide (per ora)

di Bruno Adriatico

Affare fatto. Golia ha battuto Davide. L’acqua pubblica dei 32 comuni in provincia di Terni si può considerare “privatizzata”: il controllo del SII (Servizio idrico integrato), la società che gestisce il servizio, è passata in mano ad Acea (salita al 40% delle azioni attraverso la controllata Umbriadue, entrata nel 2013). Rimarrà ben poco spazio alle istanze delle amministrazioni comunali. Queste, pur detenendo il 51% delle quote, non hanno avuto la compattezza necessaria a difendere la natura pubblica di una risorsa indispensabile per la vita in qualsiasi luogo. Per la verità qualcuno ci ha provato: i comuni di Parrano (sindaco Valentino Filippetti),  Porano (sindaco Marco Conticelli), Castelgiorgio (sindaco Andrea Garbini) e Baschi (sindaco Anacleto Bernardini) hanno dato battaglia nel corso delle varie assemblee durante le quali la maggioranza dei 32 ha assecondato la tendenza a mettersi dalla parte dei più forti. Una vicenda di cui Cronache Umbre aveva già dato conto in questo articolo nel luglio scorso riferendo della lettera che il sindaco di Ficulle, Gian Luigi Maravalle, aveva inviato alla presidenza del Cda con l’implicita minaccia di ricorrere alla giustizia contabile se non addirittura di portare in Tribunale i libri del Sii.

Una dinamica che farebbe pensare alla classica contrapposizione centro-destra / centro-sinistra. Così non è stato, perché nemmeno Narni, governata da un sindaco del Pd, si è sottratta all’“attrazione fatale” per Acea. E d’altro canto un esponente di peso del centrodestra, il presidente del consiglio comunale di Orvieto, Umberto Garbini (Fratelli d’Italia) ha votato contro la multinazionale nata a Roma.

Vari consigli comunali Ficulle hanno tentato di respingere al mittente le modifiche nello statuto sociale del SII necessarie a completare l’operazione. Il nodo centrale identificato in una delibera approvata da quello di Parrano è nei  nuovi poteri assegnati all’amministratore delegato, una figura nominata – si badi – dal socio privato, cioè da Acea. Una figura che con il nuovo assetto, che già vede la presenza del socio privato passata al 40 per cento in seguito all’acquisizione di gran parte delle quote che erano della ternana Asm, si rafforza con il potere di nomina, a sua volta, di un direttore tecnico e il potere di definire la struttura operativa ed organizzativa della società occorrente per la realizzazione del piano d’Ambito e per l’adempimento agli obblighi derivanti dalla convenzione di gestione tra la società e l’Ente gestione d’ambito (ex Ato). Si capisce come dal combinato disposto nuovo assetto societario/nuovi poteri dell’amministratore delegato si dà luogo a una privatizzazione di fatto contro cui, appunto, hanno remato solo alcuni “davide” che per il momento hanno dovuto soccombere.

L’esito a cui si è arrivati è il frutto di una strategia a cui hanno lavorato per anni vari componenti del consiglio di amministrazione del SII insieme ad altri soggetti (professionali e politici) che navigano nelle acque limacciose dei servizi pubblici locali. La cordata che ha tessuto la trama è arrivata all’epilogo il 16 novembre 2020: giorno in cui l’ufficio stampa di Acea diffondeva un primo comunicato in cui dava l’annuncio del consolidamento della sua presenza nel SII, in cui tra l’altro si legge di un «possibile il consolidamento integrale della società, finora consolidata a patrimonio netto, nel bilancio di Acea» e in cui si evidenzia come «la pronuncia dell’Assemblea si inserisce in un contesto positivo di collaborazione industriale fra Acea e le Istituzioni che rappresentano i territori della Provincia di Terni, in una prospettiva di crescita e di sviluppo sostenibile».

Il copia&incolla di quotidiani e testate on line

Un secondo comunicato di Acea del 18 novembre è rimbalzato tal quale nelle cronache locali (cartacee e on line) ipnotizzate dagli annunci sull’eliminazione delle perdite dalle condotte (arrivate al 50% dell’acqua prelevata alle sorgenti, ndr) e sulla costruzione di nuove fogne e depuratori. Il tutto in un esercizio di copia&incolla degno di miglior causa (la galleria la trovate qui). Questo, ad esempio, è un passaggio del secondo comunicato ufficiale che avrebbe meritato più di un serio approfondimento redazionale: «Fino al 2031 sono previsti, infatti, 130 milioni di euro di nuovi investimenti». Nessuna domanda sulla provenienza di questo denaro, sul piano di rientro… vuoi scommettere che tra qualche tempo le tariffe cominceranno a salire? Ed è esattamente in passaggi come questo che la componente maggioritaria (ovvero i comuni) non potrà mettere parola come contesta il Comune di Parrano nella sua delibera consiliare già citata. Delibera che faceva riferimento anche a una “due diligence” (valutazione pro-veritate) che mancherebbe dal dossier: la verifica sui costi di gestione, «che risultano fuori misura anche in base al criterio dei “costi efficienti” previsto dal “metodo Arera” di calcolo delle tariffe».

Si gioca con la “finanza strutturata”

E sempre in tema di chiarezza per la cittadinanza che ci si aspetterebbe da un approfondimento giornalistico: che cosa significa la frase «operazione di finanza strutturata legata ad obiettivi di sostenibilità» di cui si legge nel comunicato Acea ripreso unanimemente dalla stampa locale? Abbiamo cercato in rete: per «finanza strutturata» si intende un’operazione in cui una società che è titolare di crediti (non immediatamente esigibili) li passa ad una società veicolo; quest’ultima, grazie alla cartolarizzazione e tramite l’ausilio di una banca di investimento, li colloca sui mercati finanziari, normalmente attraverso l’impiego di fondi comuni di investimento (per sfruttare al meglio l’aspetto della diversificazione e ripartizione del rischio).

Crediti non riscossi e rimborsi da pagare

A scorrere i documenti contabili del 2019 (a pagina 13 della Nota integrativa del bilancio) emerge un “tesoretto” di crediti esigibili di oltre 44 milioni di euro, che spiega uno dei risvolti significativi dell’ affaire SII-Acea. A questo lato della vicenda si riferisce anche la lettera di Leonardo Mariani e Evasio Gialletti (già componenti del cda) pubblicata dai quotidiani on-line Orvietosi e Orvietonews in cui vengono portati in evidenza ulteriori elementi di valutazione. Tra gli altri: 1) SII non può recuperare i crediti di bollette non pagate per il blocco imposto dal primo Dpcm sul Coronavirus (circa 1,8 milioni di euro); 2) Auri (dopo averli autorizzati) ha imposto il rimborso di circa 3,5 milioni di conguagli riscossi da aziende zootecniche ed alberghiere.

I crediti dei comuni: più di 8 milioni di euro

Merita attenzione anche l’operazione da 8,38 milioni di euro (si veda la tabella a questo link) per il pagamento dei debiti maturati da SII nei confronti delle singole amministrazione comunali socie: si tratta di canoni e mutui riferiti agli impianti funzionanti e dei mutui attivati. Acquedotti, edifici e sistemi di sollevamento di proprietà dei singoli comuni presi in gestione proprio da SII al momento dell’entrata delle singole municipalità.

E il referendum sull’acqua pubblica?… si fa finta di niente

La governance disegnata dal rafforzamento di Acea – Umbriadue prefigura una “privatizzazione” sotto traccia in piena contraddizione con l’esito del referendum popolare del 2011 sull’acqua bene pubblico. Infatti il “per ora” tra parentesi nel titolo di questo articolo sta a significare che c’è sempre qualcuno che potrebbe (un giorno) ri-presentare il conto. Per esempio gli oltre 26 milioni (ventisei milioni) di persone che, il 12 e il 13 giugno del 2011, manifestarono con un duplice voto referendario il loro orientamento a considerare l’acqua (e tutto il sistema di distribuzione) un bene comune irriducibile a qualsiasi logica di speculazione e/o profitto. In Umbria votarono il 59,6% delle persone aventi diritto esprimendo un doppio sì ai due quesiti: 95,5% (gestione servizi pubblici locali) e 96,1% (tariffe servizio idrico integrato). Un referendum che aveva cercato di mettere qualche granello di sabbia negli ingranaggi alla base del processo di finanziarizzazione dell’economia mondiale con tutte le ricadute sui servizi pubblici. Il varo dell’Atto Unico europeo (in vigore dal 1987) spalancò praterie a tutti i “filibustieri della finanza” che videro nel controllo dei servizi pubblici dei bancomat preziosi per placare la voracità propria e dei loro apparati.

Una legge che aspetta da 10 anni: lettera di Molinari a Fico

Un processo che in molti continuano a rimettere in discussione: tra questi Emilio Molinari, uno degli animatori italiani del movimento planetario per l’acqua bene comune. Con una lettera aperta pubblicata dal quotidiano il manifesto (17 novembre 2020) ha sollecitato il presidente della Camera, Roberto Fico, perché si impegni con più convinzione nello sblocco del disegno di legge che avrebbe dovuto dare seguito al pronunciamento referendario. Fico gli ha risposto sullo stesso quotidiano il 21 novembre successivo. Dopo quasi 10 anni quel referendum è ancora avvolto dal “velo della vergogna”: l’escamotage studiato con il decreto “Salva Italia” del governo Monti sostenuto, va ricordato, da entrambi gli schieramenti politici maggioritari. In un testo riguardante innumerevoli argomenti, sull’acqua si giocò alle “tre carte” creando i ruoli di “controllore” e “gestore”. Proprio come conferma la vicenda del SII: guardando con attenzione il nuovo statuto, come hanno fatto i comuni che hanno respinto le nuove regole, si capisce come i “gestori” la stiano facendo da padrone, con buona pace dei “controllori”. Tanto per fare qualche nome l’Autorità umbra rifiuti idrico (Auri).

Protagonisti e grandezze economiche

Acea è controllata al 51% da Risorse per Roma, società strumentale dell’amministrazione capitolina e ha, tra gli altri soci Suez s.a. (23,3%), azionariato diffuso (20,7%), gruppo Caltagirone (5%) – Nel 2019 ha fatturato 3,186 miliardi con 284 milioni di utile netto. SII, nel bilancio 2019 ha avuto un fatturato di 48,8 milioni con utile di 3,1 milioni. I soci pubblici del Sii sono i seguenti 32 comuni della provincia di Terni: Acquasparta, Alviano, Amelia (3%), Arrone, Attigliano, Avigliano Umbro, Ferentillo, Giove, Guardea, Lugnano in Teverina, Montecastrilli, Montecchio, Montefranco, Narni (5%), Penna in Teverina, Polino, San Gemini, Stroncone, Terni (18%), Allerona, Baschi, Castel Giorgio, Castel Viscardo, Fabro, Ficulle, Montegabbione, Monteleone d’Orvieto, Orvieto (5,8%), Parrano, Porano, Calvi dell’Umbria, Otricoli. I soci privati sono: Umbriadue (gruppo Acea, 40%), Asm (3%), Aman (comune di Amelia 6%).

Ultimo aggiornamento 26/11/2020

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