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Libri, l’ambiguità delle troppe novità

Libri accatastati

di Veronica Perrone*

L’Associazione Italiana Editori (Aie) riferisce che in Umbria operano quarantadue case editrici che, nel 2018, hanno editato 821 titoli, corrispondenti all’1,1% sul totale nazionale. Nel 2017 le nuove uscite erano state 597. Sul versante della domanda di lettura invece, a fronte della media italiana, quella registrata in questa regione risulta leggermente più alta: il 42,3 per cento del campione rilevato dichiara di aver letto almeno un libro non scolastico nei precedenti 12 mesi, a fronte di una media italiana del 40,6 per cento. Fondamentale è poi anche confrontare i dati delle varie regioni italiane per avere un quadro ampio e puntuale e per rendersi conto che comunque l’Umbria ha un significativo livello di uscite annuali.

L’idea di dare uno sguardo all’Umbria e alla sua produzione editoriale è scattata per la notizia dei seicento nuovi titoli in uscita il 3 settembre a Londra, tutti in un solo giorno: Repubblica del 16 agosto scorso ha sparato il tema a tutta pagina considerandolo una notizia clamorosa: quale libraio non rimarrebbe sbalordito davanti ad un corriere incaricato di consegnare tante novità tutte insieme? Ed è proprio a quell’articolo, firmato dal corrispondente Antonello Guerrera, che si è ispirata la redazione di Farhenheit, la trasmissione di RadioTre, due giorni dopo l’uscita per un approfondimento radiofonico (qui il podcast della puntata, qui la trascrizione degli interventi). Enrico Morteo, conduttore incaricato nelle settimane agostane, parlava delle nuove uscite come di uno tsunami, di una pioggia, che si sarebbe abbattuta sugli scaffali delle librerie di tutto il Regno Unito. Come problema principale veniva indicata la riorganizzazione degli spazi, nelle case e nei negozi, anche se il nodo più complicato appariva la percezione di lettori e lettrici: davanti ad una valanga simile si concretizzava il rischio di indifferenza per una parte dei nuovi libri per la mancanza del tempo necessario alla metabolizzazione.

Titolo di Repubblica del 18 agosto 2020

Per sciogliere il nodo della questione Morteo ha invitato Cristina Giussani, presidente del sindacato dei librai (titolare a Venezia della libreria “Un mare di carta”) e Marco Filoni, responsabile della Treccani libri e autore egli stesso. Giussani innanzitutto ha “smontato” la notizia dell’uscita dei seicento titoli in Gran Bretagna, affermando che in Italia, in media, escono sessantamila novità all’anno, quindi circa mille titoli a settimana, il che ci dice che la notizia iniziale non era poi tanto clamorosa anche se oggettivamente può lasciare interdetti, soprattutto perché si fa riferimento a numeri abbastanza elevati. Per il gusto della precisione lo stesso articolo di Guerrera citava i numeri inglesi quanto a nuove uscite annue: 173 mila. Marco Filoni invece sosteneva che «il mercato editoriale ci ha insegnato che il tempo di permanenza dei libri in libreria è sempre più breve e quindi bisogna scegliere tra i vari titoli. È vero che il Covid ha fermato il lavoro degli editori ma in realtà si è continuato a produrre libri. Ad esempio l’Italia ha deciso di diluire le nuove uscite negli ultimi 3 mesi mentre l’Inghilterra ha fatto la scelta di immetterli lo stesso giorno. Il problema c’è anche perché se si considerano quattro o cinque titoli attesissimi va bene, ma poi gli altri? E la critica come farà a parlare di tutte queste novità? Forse vale la pena di riflettere su una questione, quella di archivio». Di certo riflessioni di chi è abituato a guardare al mercato librario con occhio universale. Altro ragionamento si fa (con qualche rara eccezione) quando si tratta di produzioni che hanno distribuzione locale. Tornando all’Italia, Giussani tra l’altro si chiede: «Il problema reale è: abbiamo davvero bisogno di tutte queste novità sempre durante l’anno?», e continua affermando che la pandemia ha evidenziato come, avendo ridotto le uscite delle novità, ci siano state anche meno rese perché comunque si è letto di più. Di conseguenza l’attenzione andrebbe spostata più che all’uscita di tanti titoli in un solo giorno, ai rapporti tra editori e autori e al fatto che bisognerebbe instaurare un tavolo di confronto per discutere meglio le novità. Inoltre, che si sia letto di più senza bisogno di aspettare le nuove uscite è reso noto anche dall’indagine di mercato svolta dall’ufficio studi Aie, nel periodo che va da gennaio a luglio 2020 dalla quale emerge che la perdita di fatturato si dimezza da aprile a luglio 2020 passando dal -20% al -11%; altro dato rilevante che è sottolineato nell’indagine è che durante i mesi di lockdown c’è stato un vero e proprio boom del commercio elettronico ma non appena hanno riaperto le librerie, sia indipendenti che di catena, queste hanno recuperato e superato ancora gli store online e si può immaginare anche un ulteriore recupero dei canali fisici nei mesi successivi.

Ad ogni modo è evidente che il mercato editoriale chiede di essere continuamente alimentato e forse si potrebbe anche dire che la grande quantità di pubblicazioni potrebbe rispecchiare una certa vitalità intellettuale, ma se molti e anzi moltissimi di questi nuovi libri non saranno presi in prestito, comprati, scrutati e letti, qual è il senso di metterli in vetrina? E ancora, bisogna seguire le leggi di mercato o valutare secondo altri parametri per giudicare un libro meritevole di essere esposto? Ma anche, «perché si compra un libro?» , si chiede Filoni e offre questa risposta: «Che siano novità o meno. Lo si compra per leggerlo subito o perché si pensa che lo si potrà leggere? Umberto Eco diceva che non si compra un libro perché se ne ha il bisogno ora ma perché quel libro potrà essere utile domani e parlava di una sorta di alchimia del libro facendo riferimento ad Aby Warburg il quale aveva postulato la teoria degli scaffali a carica positiva nel senso che ogni libro acquisisce una sua aura a seconda del libro che ha vicino e così via». È vero, come dice la stessa Giussani, che le novità devono esserci e sono un po’ un richiamo (magari rispetto ad uno stesso autore) ma se le novità sono troppe come si fa a gestirle? Se tutti ormai possono essere autori e se davvero è giusto che chi abbia qualcosa da dire lo faccia, siamo davvero sicuri che tutto (senza nessun filtro apparente) possa essere pubblicato?

Il dato che non va trascurato è che durante la pandemia un po’ tutti abbiamo riscoperto il piacere della lettura ma non abbiamo avuto bisogno di essere sommersi dalle novità. E se è vero che il libro rispecchia sempre l’epoca in cui è stato scritto e che quindi ci sono dei libri che nel 2020 non possono essere riproposti e che deve esserci un ricambio in editoria (così come in tutte le cose), è anche vero che c’è così tanto da leggere, che le biblioteche e anche le librerie sono sature di libri che giacciono indisturbati e quasi invisibili sugli scaffali; forse sarebbe il caso di concentrarsi su quelli prima di buttare nel dimenticatotio nuove storie che magari vale anche la pena di leggere ma che nei tempi attuali, con la frenesia che tutto fa scorrere velocemente, non saranno nemmeno sfiorati.

*volontaria servizio civile per il progetto “leggere insieme, leggere ovunque”

Immagine da www.libreshot.com

Ultimo aggiornamento 3/10/2020

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