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Gli ex voto di Tippolotti

 

Caratteristica delle giustamente non insistenti mostre di Mauro Tippolotti è che non sono del tipo espongo gli ultimi quadri che ho fatto ma opere coerenti a un pensiero esplicitato con chiarezza. Se questo accade è perché Mauro oltre che pittore è solido conoscitore d’arte e attento critico di se stesso come si può constatare a Perugia con il “Sacro e la Forma”, visitabile nella Chiesa della Misericordia di via Oberdan aperta dal 23 agosto al 5 settembre.

Un’ex chiesa luogo esatto per una mostra di tale tipo nella quale Tippolotti dichiara apertamente d’essersi ispirato all’astrattismo di Kandinsky che abbandonando oggetti o figure riconoscibili decide di concentrare la sua arte sulle emozioni esplorando le potenzialità espressive di forme, linee e colori in grado in sé d’avere un potere spirituale capace di suscitare nell’osservatore emozioni e sensazioni senza il supporto di immagini. Di toccare l’anima, non solo la vista. Di esplorare la capacità di connettersi alle dimensioni più profonde e spirituali dell’esperienza umana. Quindi, non un arte per l’arte fine a se stessa, ma un astrattismo inteso come pratica guidata da fini spirituali e, cosa che non manca mai in Mauro, anche razionali e sociali.

Ma dov’è il sacro e dov’è la forma in questa mostra? Sta nelle astrazioni di Kandinsky e Mondrian, nel suprematismo di Malevic, nell’informale fino al concettuale o nelle cornici sacre dei polittici e crocefissi che le contengono? Perché racchiudere i colori in queste cornici è la felice intuizione di Mauro: mettere insieme la spiritualità dell’astrattismo con le forme religiose delle cornici esprimendo un pensiero religioso attraverso queste due entità che non sono contenuto e contenitore ma un unico concetto.

Ecco perché un’ex chiesa è il luogo esatto per una mostra di questo tipo. Perché i quadri di Mauro appaiono degli “ex voto”: segno visibile di un ringraziamento profondo per un aiuto ricevuto nel momento del bisogno, memoria e racconto familiare che ha sempre accompagnato il culto dei morti, espressione di sé e della propria spiritualità.

Dipinti studiati scrupolosamente inserendoli contestualmente all’interno della propria produzione artistica affermandone la loro essenza di manufatto devozionale e contemporaneamente di opera d’arte. Per questo è auspicabile che ogni dipinto di questa mostra trovi il suo luogo esatto, casa o Chiesa disadorna che sia, dove possa esprimere la propria religiosità, spiritualità, razionalità. Perché sembra evidente che con questa mostra l’intento di Mauro Tippolotti non è tanto quello di imporre un’improvvisa “folgorazione” ma un processo di maturazione e di meditazione interiore sottoposto al dubbio e a continue conferme.

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