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121 confische in 14 comuni: le mafie che tentano di mangiare l’Umbria. Fabrizio Ricci (Libera): giustizia sociale, partecipazione, trasparenza sono gli antidoti

di Andrea Chioini

L’impresa è laboriosa ma possibile, riuscire a individuare i comuni dell’Umbria dove siano stati confiscati beni immobili alla criminalità organizzata: Acquasparta (1), Assisi (1), Bastia Umbra (12), Città di Castello (1), Foligno (1), Massa Martana (4), Perugia (10), Pietralunga (27), Sant’Anatolia di Narco (5), Spoleto (18), Terni (3), Torgiano (8), Trevi (6), Umbertide (24).

L’idea è scattata nello sfogliare il mensile lavialibera (n. 8 – 2021, edizioni Gruppo Abele – Libera) che, a firma di Tatiana Giannone, pubblica un’intrigante analisi sul comportamento di 1076 municipalità italiane che gestiscono beni confiscati alle varie mafie.

Tra gli obblighi per le amministrazioni locali indicati dalla legge in materia ci sarebbe anche quello di pubblicarne l’elenco nelle pagine del sito internet ufficiale dedicate alla trasparenza.

Il dossier completo (scaricabile qui) di lavialibera offre un’idea esatta sui profili generali del fenomeno: quantità dei beni destinati e consegnati (Sud, Centro, Nord), come vengono utilizzati (associazioni, cooperative sociali, fondazioni), come si comportano i comuni a seconda della loro grandezza per informare le cittadinanze sull’uso di questi beni, cosa accade in Europa.

Tra le fonti utilizzate da Tatiana Giannone c’è la vera e propria “bibbia” in materia, ovvero l’Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati (Anbsc) alla criminalità organizzata che ci porta direttamente nei territori: così nelle tabelle dedicate all’Umbria si comincia ad avere un’idea di che cosa sia accaduto nei 14 comuni dove sono ubicate le 121 proprietà sottratte alla disponibilità di esponenti della criminalità organizzata.

Per consultare i data base dell’Anbsc c’è da distinguere tra varie raccolte di dati: le procedure in gestione indicano le pratiche in corso di completamento, immobili in gestione con il quadro complessivo di ciò che accade nelle singole località (in attesa della destinazione); il panorama si completa incrociando i dati contenuti nella scheda immobili destinati. Da tener presente che in queste due schede si possono ripetere alcuni  dati (perché le destinazioni più recenti non sono state ancora cancellate dalla fase della gestione). Il quadro delle 121 proprietà confiscate si completa con gli elenchi aziende in gestione e aziende destinate.

Per una lettura corretta di questi elementi va detto che nel caso dei terreni e/o terreni agricoli i dati resi disponibili da Anbsc si riferiscono alle particelle catastali: solo in questo modo si spiegano le 27 unità di Pietralunga e le 21 di Umbertide. Per conoscere le superfici effettive bisognerebbe avere accesso alle pagine riservate della banca dati, accessibili alle amministrazioni comunali.

Quella che segue è la mappa dettagliata di ciò che accade nelle varie località dell’Umbria:

Acquasparta: fabbricato in corso Lincei, 27 – costituito secondo una fonte di stampa – da due appartamenti; non è stato possibile rintracciare riferimenti nel sito del comune (a cui è stato destinato l’immobile) che offre una visione puramente contabile del patrimonio municipale (al 2018). Alla nostra richiesta di chiarimento a riguardo è stato risposto dall’assessore al bilancio, Federico Regno, che la pubblicazione costituisce un’incombenza degli uffici amministrativi… Il caso di Acquasparta merita anche una nota esplicativa per il tempo trascorso dalla data dell’annuncio ufficiale (inverno 2020) sull’inizio dei lavori di recupero dell’immobile in corso Lincei: un anno e mezzo di ritardo provocato (riferisce l’assessore Regno) dall’intreccio tecnico – burocratico tra un cambio di destinazione, un intervento di recupero (Cq3) nell’ambito di un Contratto di quartiere, la gestione dell’operazione affidata all’Ater; una miscela che ha provocato uno stop di chiarimento da parte del Ministero delle infrastrutture, finanziatore dei contratti di quartiere.

Assisi: un’abitazione indipendente (confiscata dal Tribunale di Perugia come misura di prevenzione); discorso a parte merita la vicenda dell’albergo Subasio recuperato dalla proprietà (la Casa di riposo “Andrea Rossi”) dopo l’interdittiva anti-mafia che aveva colpito i gestori dell’immobile.

Bastia Umbra: un appartamento e vari locali in un condominio di via Tagliamento 22 (a disposizione dei carabinieri forestali); in fase di “gestione” 3  immobili, 5 appartamenti, 2 unità definite “altro”;

Città di Castello: un terreno agricolo (gestione);

Foligno: un’impresa edile (srl) di cui si sarebbe dovuto provvedere alla liquidazione;

Massa Martana: tre terreni ed un immobile per uso commerciale/artigianale in località Castel Rinaldi; il tutto destinato alla locale stazione dei carabinieri.

Perugia: due appartamenti più relativi garage destinati a carabinieri e carabinieri forestali; in fase di “gestione” un’azienda srl, 3 box e due terreni. Un’azienda di servizi (sas) di cui si sarebbe dovuto provvedere alla liquidazione

Pietralunga: 27 particelle di terreni a Col della Pila agricoli entrati nel patrimonio del Comune nel 2016: la prima confisca definitiva registratasi in Umbria il cui successivo affidamento alla locale Cooperativa di comunità si è risolto in un nulla di fatto per la mancanza di sufficiente disponibilità economica a intraprendere un percorso di ripristino e rilancio.

S. Anatolia di Narco: in fase di gestione 3 terreni, un’abitazione, un terreno agricolo.

Spoleto: 5 locali ad uso commerciale/ industriale destinati all’amministrazione statale; in fase “gestione” 11 terreni agricoli, un appartamento più box-garage.

Terni: un locale commerciale destinato al Comune; due aziende (ristorazione, servizi) in fase “gestione”.

Torgiano: due abitazioni, due relativi box/garage, 4 terreni – tutto in fase “gestione”.

Trevi: un locale industriale/commerciale, un’abitazione, un terreno, due proprietà classificate come “altro” – tutto in fase “gestione”.

Umbertide: 21 terreni, un’abitazione, una proprietà classificata “altro”.

NOTA: l’indicazione (altro) indica tipologie non specificate dalle fonti consultate

Nonostante queste cifre significative l’obbligo di pubblicazione toccherebbe solo tre comuni, quelli che hanno avuto “destinato” nel proprio patrimonio indisponibile il bene confiscato definitivamente: Terni (unico a darne pubblicità nel proprio sito vedi), Acquasparta e Pietralunga. Pietralunga riporta nell’elenco on line delle proprietà comunali i terreni di Col della Pila senza, tuttavia, fare alcun cenno alla loro particolarità di beni confiscati alla criminalità organizzata.

Per tutte le altre amministrazioni, allo stato delle procedure, l’obbligo di pubblicità non sarebbe ancora scattato sia perché si tratta di immobili destinati ad altre amministrazioni pubbliche sia per la non definitività delle confische.

Quindi quella che lavialibera considera un’omissione si rivela, per la gran parte, un quadro in via di definizione.

Rispetto alle due aziende confiscate definitivamente (da liquidare) a Foligno e Perugia nulla viene evidenziato nelle pagine internet comunali sulla trasparenza amministrativa.

Un quadro riguardo al quale abbiamo rivolto alcune domande a Fabrizio Ricci, co – referente di Libera Umbria (insieme a Alessandra Moreschini) dal 27 giugno 2021.

Cinque domande al co-referente di Libera Umbria, Fabrizio Ricci

Fabrizio Ricci, tra le Sue inchieste c’è anche il documentario del 2019 “Umbria: la mafia c’è e si vede. Viaggio tra i beni confiscati in Umbria”: è stato difficile realizzarlo? Che bilancio ne ha tratto?

Il documentario è un esperimento – secondo me riuscito – di monitoraggio civico. Grazie al lavoro delle volontarie e dei volontari di Libera Umbria ed in particolare dei suoi presìdi territoriali, siamo riusciti a ricostruire le storie (alcune davvero sorprendenti) dei beni confiscati e destinati nella nostra regione, cioè di quei beni (terreni, magazzini, appartamenti, locali commerciali e in un caso anche un’azienda) che hanno completato il loro iter e sono rientrati nella disponibilità di Comuni o altre istituzioni dello Stato. Il bilancio sullo stato attuale è in chiaro scuro: abbiamo alcuni casi di riutilizzo istituzionale che funziona; abbiamo un progetto interessante ad Acquasparta di edilizia sociale, ma che stenta a partire; abbiamo una situazione paradossale a Terni, con un locale confiscato che viene affittato dal Comune ad un compro oro; e, infine, abbiamo Pietralunga, dove finalmente sembra prendere forma un progetto di riutilizzo sociale con una cooperativa che potrebbe finalmente restituire alla collettività il primo bene confiscato in Umbria, sottratto alla potente cosca dei De Stefano di Reggio Calabria. Sarebbe un risultato molto importante, anche da un punto di vista simbolico.

Negli ultimi due anni quali segnali sono emersi per quello che riguarda le infiltrazioni della criminalità organizzata nei vari territori?

Credo che sia necessario fare un passo avanti nella lettura del fenomeno e discutere non più dell’esistenza o meno di infiltrazioni mafiose sul nostro territorio, ma piuttosto del livello di radicamento che le consorterie, in primis la ‘ndrangheta, hanno raggiunto. L’Umbria è una regione a “mafizzazione in corso” come scrivevano carabinieri e magistrati già nel 2016 nelle carte di Quarto Passo, il primo maxi processo contro la ‘ndrangheta in Umbria, tutt’ora in corso di svolgimento presso il tribunale di Perugia. E da allora abbiamo avuto altre inchieste importanti, come Infectio e Malapianta, condotte nel 2019 dalla dda di Catanzaro, che ancora una volta hanno svelato l’esistenza di gruppi collegati alla ‘ndrangheta calabrese (in particolare della provincia di Crotone) che cercano di legittimarsi come referenti dell’organizzazione sul territorio e di inserirsi nelle dinamiche economiche locali. Altro campanello d’allarme arriva dalle interdittive antimafia, strumenti amministrativi emessi dalle prefetture che colpiscono attività economiche in cui ci sia un fondato sospetto di contiguità con le organizzazioni mafiose. Ebbene, dal 2016 al 2019 in Umbria ne sono state emesse ben 35, più che in Liguria e solo una in meno della Toscana.

Questi provvedimenti, le “interdittive anti-mafia” che hanno toccato alcune aziende (persino compartecipate dagli enti locali come la Gesenu di Perugia) hanno cambiato qualcosa?

Le interdittive sono strumenti molto efficaci e importanti perché riescono ad intervenire rapidamente laddove si ravvisi un sospetto concreto di infiltrazione mafiosa nell’attività economica. I tempi della giustizia, come sappiamo, sono molto lunghi, mentre con questi provvedimenti amministrativi si può bloccare sul nascere un tentativo di riciclaggio o, peggio, di espansione economica mafiosa. Le interdittive antimafia, sempre di più, segnano un contributo decisivo nella lotta alla mafia, un’arma preventiva potente.

Che cosa possono fare concretamente e di propria iniziativa le amministrazioni locali per tenere alta la guardia contro le infiltrazioni?

Il primo antidoto alle mafie è la giustizia sociale, il secondo la partecipazione attiva della cittadinanza, il terzo la trasparenza. Un primo atto concreto importante nella direzione della trasparenza e della giustizia per le nostre amministrazioni può essere quello di iscriversi ad Avviso Pubblico, l’associazione degli amministratori pubblici contro mafie e corruzione. Un secondo, come qui giustamente evidenziato, è senza dubbio quello di rispettare le regole di trasparenza ad esempio in materia di beni confiscati e rendere pubblici sui portali internet delle varie amministrazioni tutti i dati disponibili. E poi ci vuole massima attenzione sugli appalti. In questa fase in particolare l’idea di ridurre regole e controlli in nome della ripartenza economica e della libertà di impresa è estremamente pericolosa, tanto più in un territorio come il nostro in cui sta partendo finalmente la ricostruzione post-terremoto. La legalità non è nemica dell’efficienza, questo è un concetto da ribadire con forza.

Qual è il piano di lavoro dei prossimi mesi per Libera in Umbria?

Il nostro primo impegno in questa fase è per Barbara Corvi, la donna scomparsa ad Amelia nel 2009 e, secondo noi “fatta sparire”, all’interno di un contesto e di dinamiche mafiose. Da quest’anno Libera ha deciso di inserire il nome di Barbara tra i quasi mille di vittime innocenti delle mafie che ogni 21 marzo vengono letti in occasione della Giornata della Memoria e dell’impegno in ricordo di tutte le vittime innocenti delle mafie. E ora, insieme all’Osservatorio regionale sulle infiltrazioni mafiose, alle istituzioni pubbliche e a tutta la cittadinanza umbra, siamo impegnati a chiedere con forza verità e giustizia, sempre al fianco della famiglia di Barbara, con tutte le energie che abbiamo.

In copertina foto da Pixabay

Ultimo aggiornamento: 2 agosto 2021

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