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La storia e il futuro: il “progetto archivi” della Fondazione Pietro Conti

di Renzo Patumi*

Come è noto la Fondazione Pietro Conti nasce nell’estate del 2007 su decisione della allora Direzione regionale dei Democratici di sinistra dell’Umbria quando tale partito si apprestava ad interrompere la propria attività politica in favore del nascente Partito democratico.

Con lungimiranza tale delibera affidava alla costituenda Fondazione una mission politicamente e culturalmente molto significativa che riporto a larghi tratti: intraprendere iniziative volte ad affermare, diffondere e sostenere l’identità, il pensiero, la storia, la tradizione culturale e l’azione poltica della sinistra umbra; promuovere attività tese a conservare, valorizzare, incrementare e salvaguardare i beni, il patrimonio, mobiliare e immobiliare, della sinistra umbra; favorire l’incontro tra personalità politiche, studiosi ed accademici, professionisti, imprenditori e soggetti appartenenti alle altre parti sociali e del mondo del lavoro che possano fornire supporto di idee ed ogni altro contributo e sostegno alle attività della Fondazione e, comunque, all’azione politica della sinistra umbra; promuovere e favorire l’attività di ricerca, studio e consultazione, per sviluppare la conoscenza delle idee e delle azioni delle associazioni partitiche della sinistra umbra; promuovere, progettare ed organizzare attività formative, corsi, convegni e seminari nelle discipline di sua competenza, sia in via diretta sia a mezzo di enti, strutture ed organismi pubblici o privati, ai quali può aderire; promuovere la pubblicazione delle opere dei pensatori della personalità della sinistra umbra.

Il tutto, trasferendo al contempo alla stessa tutti i beni materiali e immateriali, gli archivi cartacei e informatici, il nome ed il logo, le biblioteche, le riviste e le pubblicazioni posseduti.

Ovviamente la Statuto della Fondazione ha raccolto tali indicazioni e la sua azione negli anni ha operato in tal senso.

In breve, oltre alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio immobiliare, la Fondazione ha tra l’altro pubblicato libri, organizzato incontri e dibattiti in varie città dell’Umbria, partecipato a due edizioni della Notte Rossa, operato per salvaguardare i materiali e la tradizione della sinistra umbra; non da ultimo la rivista “Cronache Umbre” che state leggendo è ripartita per sua decisione ed impegno.

Ancora una considerazione: l’Umbria del secolo scorso è stata uno dei territori in cui la sinistra, in primis il Pci, ha avuto un insediamento politico, sociale e culturale, più diffuso, intenso e duraturo, incidendo, soprattutto dopo il secondo dopoguerra, nello sviluppo sciale, democratico ed economico della Regione, alla cui istituzione ha contribuito con un ruolo di primissimo piano.

Ecco perché gli archivi del Pci-Pds-Ds dell’Umbria sono così significativi e vanno pertanto censiti, riordinati, mantenuti con cura e messi a disposizione.

Già gli archivi provinciali di Perugia e Terni, pur rimanendo nella proprietà della Fondazione, sono stati riordinati e versati ai rispettivi Archivi di Stato in conto deposito, affinché, come detto, possano essere consultati da chiunque voglia, cittadini, compagni, studiosi, studenti, nonché essere conservati nel migliore dei modi; essi, inoltre, sono stati digitalizzati all’interno del sistema Siusa (Sistema informativo unificato per le Soprintendenze archivistiche) del Mibact (Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo).

Occorre però andare oltre e molto vi è da fare.

Relativamente al Partito comunista italiano occorre procedere alla ricognizione del materiale delle strutture locali, riordinarlo e metterlo in consultazione presso immobili di proprietà della Fondazione. Relativamente al periodo in cui ha operato il Partito democratico della sinistra il lavoro è interamente da farsi, così come per il periodo di attività dei Democratici di sinistra. Si comprende come si tratti di un lavoro molto impegnativo a cui vanno affiancate altre due azioni che ritengo parte integrante dell’operazione.

La prima è l’attenzione da porre verso gli archivi personali delle più importanti personalità della sinistra umbra del ‘900 sapendo che si tratta di molte decine di donne e uomini che hanno svolto ruoli decisivi nella politica, nella società e nelle amministrazioni dell’Umbria. L’altra, in cui il fattore tempo sta giocando un ruolo determinante, è evitare la dispersione, la perdita e il deterioramento delle innumerevoli testimonianze di storia, militanza e passione politica e civile, diffuse in tutto il territorio regionale. Per questo la Fondazione intende lanciare in tutti i territori dell’Umbria una grande campagna di sensibilizzazione e raccolta del materiale politico che tante persone hanno (documenti, tessere, bandiere, foto, filmati, verbali, documentazione delle feste e così via).

Stiamo insomma parlando di un progetto molto ambizioso che vorrebbe vedere il racconto della nostra storia custodito, riordinato, consultabile e valorizzato. Vuole essere il nostro contributo non soltanto verso chi è stato protagonista di questa storia, ma anche un grande segnale verso i giovani che debbono costruire il futuro dell’Umbria. Avere 5 o 6 archivi territoriali in locali dignitosi e accessibili, in rete con gli archivi delle altre Regioni è l’obiettivo finale.

Nello scorso mese di aprile il Mibact ha pubblicato un bando per l’erogazione di contributi proprio in favore degli archivi dei movimenti politici; si è trattato certamente di un atto opportuno e di grande significato civile e culturale. La Fondazione Pietro Conti ha prontamente aderito al bando avanzando un progetto che contiene molti degli obiettivi sopra enunciati. Un eventuale contributo sicuramente darebbe maggior forza e credibilità al loro raggiungimento.

In chiusura, una significativa considerazione politica: certamente la storia del Pci-Pds-Ds della nostra regione non esaurisce quella che è stata la straordinaria storia e ricchezza della esperienza della sinistra tutta dell’Umbria, e senza presunzione ritengo che non siano molte le strutture come la Fondazione Pietro Conti con risorse e persone dedicate alla salvaguardia degli archivi. Pertanto il rischio di dispersione e perdita della testimonianza e della memoria di irripetibili esperienze politiche è davvero molto alto. Per questo, senza presunzione e senza intenzione di svolgere ruoli che ad altri appartengono, la Fondazione allarga il suo orizzonte e si mette a disposizione per ricomprendere nel suo progetto tutte le esperienze della sinistra regionale.

*Presidente del Consiglio di amministrazione della Fondazione Pietro Conti

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