Mussolini in visita a una base navale nel giugno del 1942
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Destra e ignoranza

 

Alle elezioni europee, nel comune di Terni, tra le principali liste si posiziona in testa Fratelli d’Italia (Gruppo dei conservatori e riformisti europei), che ha ottenuto il 27,96 per cento dei voti. Segue in seconda posizione il Partito democratico (gruppo dei socialisti e democratici) con il 23,97 per cento. Il terzo posto è occupato dal Movimento 5 Stelle che ha raccolto il 10,25 per cento delle preferenze. Le altre liste in questo Comune, in ordine decrescente di voti ottenuti, sono: Alternativa Popolare con il 9,48 per cento, la Lega con il 6,97 per cento, Forza Italia con il 6,16 per cento, Alleanza Verdi-Sinistra con il 5,6 per cento e Stati Uniti d’Europa con il 3,06 per cento.
Per analizzare il voto alle europee ho voluto partire dal dato di Terni, città che dal dopoguerra ad oggi ha avuto una storia antifascista e in cui si sono succeduti sindaci di altissimo livello come Giacomo Porrazzini, Enzo Ottaviani, Dante Sotgiu. Vedere oggi Stefano Bandecchi seduto su quella poltrona produce tristezza e sconforto, così come lo produce una città in cui la resistenza ha avuto un ruolo importante che oggi vede gli eredi del fascismo come primo partito.

Non riesco a capacitarmi di questa nostalgia per la destra estrema. I politologi più in voga in Italia la spiegano con la responsabilità dei nostri governi, incapaci di rispondere alle grandi questioni che si stanno presentando nelle nostre società – vedi il problema dell’immigrazione o quello relativo ai costi per la transizione ecologica o più in generale il tema dell’insicurezza delle nostre città che è sempre più sentita anche se i dati sui reati commessi sono in calo.

Sarà anche vero ma questa risposta non mi convince tanto e con spirito di ricerca avanzerei altre ipotesi: un recente studio presentato da Info Data, in collaborazione con Il Sole 24 Ore, ha riportato le percentuali di analfabeti funzionali nei vari stati del mondo. Dalla ricerca è emerso il dato preoccupante dell’Italia, che occupa la quarta posizione a livello mondiale per numero di analfabeti funzionali, dietro soltanto a Giacarta, Cile e Turchia. Se i numeri della capitale dell’Indonesia (7 persone su 10 rientrano nella categoria degli analfabeti funzionali) rimangono lontanissimi, quando si guarda ai vicini stati europei il discorso cambia completamente. Questi dati vengono confermati anche semplicemente seguendo la trasmissione di Rai Uno “Reazione a catena”. Si tratta di un gioco in cui bisogna indovinare le parole che vengono estratte nella famosa “intesa vincente”. Ebbene è qui che viene confermato questo dato sull’analfabetismo funzionale. È sconcertante che all’apparire della parola Montecitorio, concorrenti sopra i cinquanta anni non sappiano descrivere che è la sede del Parlamento italiano, oppure vederli sostenere che il Tamigi è il fiume di Parigi.

L’ignoranza è una delle cause del voto a destra. Qualche sera fa su Sky è stato trasmesso il film di Paolo Virzì “Un altro ferragosto”, ambientato a Ventotene, dove dopo tanti anni si incontrano un gruppo di amici. Durante il periodo fascista, precisamente dal 1941 al 1943, sull’isola furono confinati numerosi antifascisti di tutte le tendenze, nonché persone considerate non gradite al regime: tra questi vi furono Sandro Pertini, Luigi Longo, Umberto Terracini, Pietro Secchia, Eugenio Colorni, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi. Furono proprio questi ultimi due antifascisti a scrivere sull’isola, nella primavera del 1941, l’importante documento “Per un’Europa libera e unita” noto come “Manifesto di Ventotene”. Nel documento, la federazione degli Stati d’Europa, sul modello statunitense, viene indicata come l’unica soluzione per la salvezza della civiltà europea: da allora in poi gli “Stati Uniti d’Europa” cessano di essere un oggetto di interesse filosofico o culturale ma diventano obiettivo politico concreto. Alla vista di questo film, dove in più occasioni si vede Sandro Pertini, confinato lì per le sue idee antifasciste, non ho potuto non ripensare a quanto racconta Mauro Mercatanti nel libro “la Strage di Bologna” nella serie “ Storia dei grandi segreti d’Italia”. Dopo l’amnistia voluta anche da Togliatti alla fine della guerra, nel 1945, è bene ricordare, la polizia non aveva mai subito epurazioni ed era guidata ancora in parte da uomini che erano appartenuti al passato regime fascista, come colui che era il questore di Milano al tempo di Piazza Fontana, Marcello Guida, a cui l’allora presidente della Camera, Sandro Pertini, rifiutò di stringere la mano. Il presidente della Camera ben ricordava la carriera di Guida nei “bagni” penali dei campi di concentramento in cui venivano rinchiusi i detenuti politici, durante il periodo fascista: egli stesso era stato recluso in quello di Ventotene, di cui Guida era responsabile. Credo che se i cittadini italiani ed europei (penso alla Francia, uno dei primi paesi occupati da nazisti e dove c’è stata una delle più importanti lotte partigiane) conoscessero meglio la nostra storia e se sapessero che la figlia di Pino Rauti siede in Parlamento; se queste cose diventassero coscienza comune il fascismo finirebbe. Anche noi abbiamo la nostra responsabilità per non avere diffuso quella cultura antifascista necessaria a creare gli anticorpi ad un voto che per in larga parte è dettato dall’ignoranza, una delle prime cause di questa deriva a destra.

Nella foto tratta da wikimedia commons, Benito Mussolini in visita a una base navale nel giugno 1942

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