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«Sui vaccini l’Umbria è la maglia nera d’Italia», monta la protesta sui social

una tshirt per la campagna di protesta contro l'andamento delle vaccinazioni in UMbria

Un gruppo di sessantenni dà il via a un social flash mob. In occasione del passaggio del Giro d’Italia si esporranno drappi dai balconi e si indosseranno magliette. Le foto verranno pubblicate sui social media con l’hashtag #umbriamaglianeraditalia

di Stefano Moretti*

Abbiamo ricevuto da un gruppo di cittadini umbri una lettera che da un lato descrive errori, incompetenza e disorganizzazione di chi ha in carico la gestione delle vaccinazioni anti-Covid, dall’altro rappresenta tutto il malessere, la rabbia e la preoccupazione di un’ampia fascia della popolazione umbra che viene trascurata e anche, per certi versi, “derisa” da chi amministra la sanità regionale.

Così ci scrivono.

Noi sessantenni e il cosiddetto Piano Vaccinale della Regione Umbria.

All’inizio chiudevano alle 14.30 l’unico hub vaccinale che avevano aperto a Perugia; a noi 60enni non piacque. Nelle settimane iniziali di euforia avevamo visto, come era giusto, uno dopo l’altro, medici e sanitari vaccinarsi. Poi hanno iniziato con il personale scolastico e universitario, ma in un’accezione parecchio estesa, che includeva dottorandi in materie non mediche e titolari di minuscoli contratti a distanza, amministrativi in smart working da casa e giovanissime neolaureate con una supplenza scolastica di due settimane; e la cosa ci sembrò più che discutibile. Infine aprirono per qualche giorno agli avvocati con maglie di accesso parecchio allargate; e la cosa non ci piacque proprio per niente.

Finalmente arrivò l’ordinanza del Commissario straordinario Figliuolo che imponeva di interrompere quel metodo opaco e inefficiente, disponendo di concentrare gli sforzi sulle vere categorie da proteggere: gli anziani (dai 60enni in su) e i fragili. Perché sono loro quelli che, se si ammalano di Covid, hanno maggiore probabilità di andare in ospedale per settimane, finiscono più spesso in Terapia Intensiva e sono la stragrande maggioranza dei morti. Ciò nonostante, furono commessi altri errori; soprattutto nel campo dei soggetti vulnerabili. Dietro la sola autocertificazione furono consentiti allargamenti  a convivenze da famiglione contadine; il che in evidente assenza di controlli di alcun tipo consentì di vaccinarsi anche a innumerevoli abusivi. Lo prova la stretta imposta dalla stessa Regione dopo un paio di settimane.

E intanto si accumulava un ritardo oggettivo e non contestabile sulle categorie degli anziani che sempre la Regione ha provato a motivare in un technorama della fantasia. Ma non regge visto che tutte le regioni sono state trattate in modo paritario nella distribuzione delle dosi proporzionale alla popolazione; anche la modifica di indicazioni per l’uso del vaccino AstraZeneca è valsa per tutte le regioni, né l’Umbria ha assistito al fenomeno imponente di ricusazione di questo vaccino come accaduto in Sicilia. Il confronto con le altre regioni diventa quindi impietoso.

La Regione sbandiera a ogni contestazione il dato assoluto della elevata percentuale complessiva di dosi somministrate su quanto ricevuto, ma non è questo il dato significativo. Quello che conta, ed è sotto gli occhi di tutti, è che l’Umbria sta impiegando un tempo infinito a vaccinare la popolazione dei 70enni (classi 1942-51), affidati ai medici di base cui le dosi vengono distribuite col contagocce, e non ha nemmeno cominciato la vaccinazione dei 60enni (classi 1952-1961).

Ma allora, se da un lato le vaccinazioni in termini assoluti sono “lusinghiere”, ma dall’altro i 60enni umbri, se non sono in qualche modo collegati a qualche vulnerabile, restano ancora al palo, c’è una sola spiegazione: le scelte sbagliate, fatte inizialmente dalla amministrazione regionale, che ha privilegiato le “altre” categorie di cui abbiamo detto. Una controprova la troviamo in un risultato non proprio onorevole: siamo sul podio per la vaccinazione dello scaglione 30-39enni. Quelli che non liberano nemmeno un posto nelle terapie intensive. Quelli che hanno usato furbizie per avere il vaccino, quelli che il presidente Draghi ha ammonito col famoso “Con che coscienza?”.

Ma non è ancora finita; assistiamo ad un ulteriore colpevole rinvio, con questa danza macabra tra amministrazione e rappresentanze di medici di base e farmacisti che non trovano un accordo per 240 mila euro. E come se non bastasse ecco spuntarne un’altra con l’assessore che lancia per i 60-69enni la “preadesione”, che non è una “prenotazione”, ma una sorta di dichiarazione di disponibilità all’imponderabile in attesa che la Regione decida qualcosa di concreto.

Una lettera che meglio di tante analisi evidenzia la gravità della situazione e le lacune organizzative che hanno caratterizzato la gestione vaccinale in Umbria. La lettera però lancia anche una iniziativa che riteniamo di dover comunicare e promuovere. Così prosegue la lettera.

Ma adesso siamo stanchi. Stanchi della nostra paura, perché ce lo ricordiamo che alla nostra età di Covid si muore; stanchi di questa attesa interminabile, di questa incertezza; stanchi di giocare il ruolo di “rischio calcolato”. Noi non siamo numeri e costi; siamo cuori e respiri, voci e affetti. Siamo coniugi e nonni, genitori, zii, colleghi, amici, vicini. E siamo i più aggredibili da un predatore vivo e vegeto, e che non aspetta l’esito di trattative e accordi, non aspetta che chi governa prenda decisioni corrette ed efficaci come è suo dovere. Per questo ci stiamo muovendo. Noi fasce mature, a volte a disagio con le nuove tecnologie, rispettosi per necessità di distanziamenti e cautele anti Covid, dopo aver scritto innumerevoli mail e pec, tutte rimaste inascoltate, non possiamo scendere in piazza, ma proviamo ad agire nell’agorà virtuale, a cimentarci con la comunicazione moderna.

Mercoledì 19 maggio, in occasione del passaggio umbro del Giro d’Italia, lanciamo il social flash mob “Umbria maglia nera d’Italia”. Esporremo su finestre e balconi qualcosa di nero e visibile. E lo fotograferemo. Oppure indosseremo una maglia nera. E ci faremo un selfie. Saranno scatti sfocati, incerti, artigianali? Non importa. Serviranno a creare un post, sotto l’hashtag #umbriamaglianeraditalia con lo stesso testo come didascalia, questo: “Il Giro è partito, la vaccinazione degli under 70 in Umbria no. In occasione del passaggio per l’Umbria del Giro d’Italia anche io aderisco all’azione social Umbria maglia nera d’Italia”.

Questo impasse è di tutti gli umbri, la maglia nera la portiamo tutti, non solo chi attende di vaccinarsi: questa non è l’Umbria che ricordiamo, così è irriconoscibile. L’ appello perciò è rivolto a tutti gli umbri per bene, quelli che provano vergogna per ciò che sta accadendo; aderiscano anche loro, riempiamo i social di post tutti simili. E speriamo che essendo in molti qualcuno finalmente ci senta.

Non possiamo che essere solidali e partecipi.

*Segretario di Articolo 1 Perugia

Ultimo aggiornamento 16/5/2021

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