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Una comunità che si fa “Densa” nelle case Ater di Ponte San Giovanni (Perugia)

Progetto Code&LightUp. Proiezione nel quartiere dei Loggi

In questo articolo trattiamo di:

Denso, aggettivo che indica la caratteristica di un corpo (specificamente liquido o aeriforme) le cui particelle sono molto vicine l’una all’altra.

Densa è il nome della cooperativa sociale creata nel 2017.

Giulia Paciello ne è la presidente: “Abbiamo scelto questo aggettivo femminile perché crediamo nella promozione di attività socialmente inclusive per tutti e tutte e che vogliono utilizzare lo strumento dell’educazione come modalità di empowerment civico. L’idea portante è quella di mettere insieme arte e digitale. L’arte permette di andare oltre come avanguardia e quindi anche di sperimentare con cose che normalmente non possono essere riconosciute come scientifiche. Ma quando la si vuole mettere insieme alla scienza e alla strumentazione digitale viene fuori una combinazione che riesce a fare immaginare grandi cose a bambini e bambine”.

Si sviluppa anche da qui il tema della bellezza “perché pensiamo” ci dice Giulia “che forma e contenuto debbano coincidere. Le nostre attività devono essere belle anche da un punto di vista estetico e niente può essere lasciato al caso. Anche nella nostra sede ci siamo impegnati in questo, abbiamo provato a renderla bella, o quantomeno abbiamo perseguito la nostra idea di bellezza curando i dettagli”.

Il quadro in cui spendere le loro energie è la “conquista della consapevolezza di sé e del controllo sulle proprie scelte” (questa l’esplicitazione italiana di quel “empowerment”) scegliendo Ponte San Giovanni come centro della propria attività.

di Veronica Perrone

Ponte San Giovanni: un “catalogo” della speculazione edilizia

Una frazione con aspirazioni di città sia per le dimensioni geografiche e demografiche (circa 20mila le persone che ci abitano) sia per lo stratificarsi dei problemi generati dalle scelte urbanistiche che – negli ultimi 40 anni – hanno trasformato una pianura agricola fertile in una distesa di condomini e capannoni industriali. Da qui tutti gli “effetti laterali” tipici dell’urbanesimo subalterno alla speculazione: dispersione e frammentazione sociale, perdita di identità fino alle infiltrazioni della criminalità organizzata. L’operazione più consistente: il tentativo di impadronirsi di circa 300 appartamenti costruiti saturando gli spazi che una storica rivendita di legname (De Megni) aveva lasciato liberi alla fine del secolo scorso. Manovra sventata nel 2010 dalla magistratura che ha bloccato il completamento degli edifici, compresi quelli pronti per venire abitati, diventati terreno di saccheggio e vandalismo.

Idee da tutta Italia per far nascere nuove comunità

In uno scenario come questo l’azione delle cooperative sociali è sicuramente un fattore positivo dal momento che sollecita la presa di consapevolezza della comunità nello sforzo di rispondere a bisogni insoddisfatti.

Giulia ci dice che “Densa si regge su cinque soci stabili –Stefano Coviello, Elisa Di Toro, Chiara Corica, Anna Locchi e la sottoscritta -ma fa volentieri riferimento anche a collaboratori esterni: infatti per la prossima estate abbiamo già attivato una call per educatori e ci sono arrivate domande da tante parti d’Italia, questo perché siamo sempre aperti a quello che accade e siamo sempre in connessione con reti a livello nazionale se non anche europeo. Ci teniamo a coltivare continuamente una rete perché crediamo nel valore dello scambio e delle relazioni e quindi utilizziamo sempre tutti i contatti che abbiamo, progetto per progetto”.

Dal co-working all’Ater di via dei Loggi

E Giulia ci racconta com’è nata Densa: “Inizialmente, a Perugia, abbiamo fatto riferimento al co-working di Cult – Community Hub gestito da Borgorete. Col tempo è emerso il desiderio di lavorare principalmente sulla povertà educativa (perché non esiste solo la povertà economica o, come si suol dire, assoluta). A Ponte San Giovanni sono presenti parecchie realtà sociali fragili. In particolare, il comparto Ater (Azienda territoriale per l’edilizia residenziale) (via dei Loggi – Palazzone, ndr) dove operiamo, ospita all’incirca 80 famiglie, talvolta numerose, con anche 4-5 figli. Abbiamo a che fare anche con una “frattura” tra italiani e non, e con la riservatezza di alcuni nuclei di cui non conosciamo la provenienza. Così non si capisce la diversità delle etnie perché alcune famiglie preferiscono rimanere isolate, però stimiamo che le presenze di origine non italiana rappresentino circa il 60%. La sede che ci ospita oggi si trova  nel cuore di un gruppo di dieci palazzine di edilizia popolare e convenzionata: qui siamo arrivati nel gennaio 2020 con un contratto d’affitto. L’idea principale che ci guida è proprio quella di aprirci il più possibile al territorio. La prima azione concreta, appena ci siamo insediati, è stata quella di organizzare la pulizia del quartiere, proprio perché avevamo necessità di farci conoscere e di far capire alle persone che siamo aperti a tutti.

Ponte San Giovanni è una periferia di Perugia e sconta problemi tipici delle zone la cui popolazione è aumentata esponenzialmente in pochi anni, problemi tra i più complicati nelle periferie perugine e quindi ci siamo detti che bisognava provare. L’abbiamo fatto con l’idea di intercettare fondi di bandi o di privati che possano avere una ricaduta sul territorio. Siamo stati un po’ sfortunati perché ci siamo trasferiti a gennaio 2020 e subito dopo è iniziata la pandemia quindi anche lo spazio che abbiamo ristrutturato è rimasto perlopiù sottoutilizzato”.

Giovani generazioni e cultura: arte, digitale, società

Continua Giulia: “I nostri interlocutori privilegiati sono sicuramente bambine-bambini e ragazze- ragazzi. Per poter lavorare al meglio con loro ci siamo posti anzitutto delle domande come: gli strumenti educativi più tradizionali sono ancora efficaci in un mondo che è stato modificato dal digitale?

Da qui lo sforzo per cercare di creare connessioni trasversali tra il mondo dell’arte, del digitale e del sociale puntando a rafforzare in bambini e bambine (con un’attenzione particolare proprio per queste) competenze che riteniamo siano determinanti. Parliamo anche di conoscenze: per noi non è importante insegnare meccanismi specifici ma far capire cosa si potrebbe fare con quello che si impara, quindi dare aiuto nel formulare le giuste domande per poi darsi risposte altrettanto giuste oppure continuare a farsi domande che possano essere utili per le proprie esperienze. Da quando siamo nati come cooperativa sociale abbiamo sviluppato attività che a noi piace chiamare esperienze, perché quello che facciamo non è identificabile con un laboratorio o con una lezione dal momento che trattiamo argomenti che tengono insieme tanti aspetti diversi tra loro”.

un’esperienza: giochi di luce

Gennaio 2020: una partenza “in salita”

Elisa ci spiega: “Siamo arrivati qui nel gennaio del 2020 e abbiamo dovuto scontare le difficoltà di un insediamento all’immediata vigilia della pandemia da Covid-19. Quando devi fare i conti con l’impossibilità di un contatto diretto con le persone tutto si complica: comunicare e instaurare relazioni, scambiare opinioni. Tuttavia le occasioni per conoscersi non sono mancate durante l’estate perché abbiamo organizzato un centro estivo con tutti gli adeguamenti alle linee ministeriali anti-Covid ed è stata la prima vera sperimentazione di questo luogo come spazio didattico e di apprendimento. Rimane il fatto però che tale spazio è sicuramente sottoutilizzato rispetto a quella che era la nostra idea ma questo non ci ha impedito di creare una relazione molto forte e di comunicazione col quartiere. L’obiettivo di questo spazio era quello di diventare un centro educativo e anche sociale e culturale perché non esiste l’uno senza l’altro essendo queste tante facce dello stesso modo di intervenire sul territorio”.

Un campus estivo nel 2020

Giulia: “Il campus organizzato nell’estate 2020 è stato dedicato sia a bambini che hanno potuto beneficiare della retta pagata dall’ufficio di cittadinanza, sia a bambini provenienti da famiglie senza problemi economici perché siamo convinti del fatto che debba esserci anche la partecipazione di bambini “più fortunati” (quantomeno a livello economico, anche perché la povertà non è solo economica) che devono venire in periferia per cambiare il proprio punto di vista così da poter creare una commistione forte generata da dinamiche di interscambio produttivo. Quindi fare attività di qualità per noi significa intercettare tutti presentando attività di qualità”.

Allo stato attuale Densa ha vari progetti per il quartiere: “Abbiamo vinto un bando ministeriale del Dipartimento delle politiche per la famiglia grazie al quale attiveremo per tutta l’estate dei centri estivi a partire da giugno 2021” ci spiega Giulia.

Bambine e scienza: un percorso dedicato a loro

Ma un percorso che invece si è appena concluso (ha avuto realizzazione tra ottobre 2020 e gennaio 2021) e che identifica bene l’azione di Densa è stato quello finanziato dal Dipartimento per le pari opportunità sull’inclusione delle bambine in percorsi scientifici, progetto che ha preso il nome “Si chiamerà Futura”. Il progetto doveva essere avviato in un periodo in cui era salita la curva dei contagi ed era impossibile vedersi, per cui Densa ha pensato di intercettare sia gli abitanti del rione Ater che altri residenti in varie zone di Ponte San Giovanni: tutti bambini con caratteristiche di potenziale fragilità (una quindicina quelli coinvolti) che sono riusciti comunque a vivere un’esperienza fuori dall’ordinario.

laboratorio a distanza

Uno studio sulle comunità: umane e vegetali

Giulia: “Abbiamo stabilito una collaborazione del Linv (Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale) diretto dal botanico e professore di arboricoltura generale e etologia vegetale all’Università di Firenze, Stefano Mancuso, di Bianca Gelmarin, ricercatrice del centro di ricerca, insieme a Giulia Filippi, artista veneta che vive a Foligno. Bambini e bambine sono stati accompagnati in un percorso di riflessione sulla dinamica della comunità sociale a partire dall’analisi della comunità vegetale. Ciascuno di loro ha ricevuto a casa la teca trasparente per alloggiare le piante, la telecamera e il microscopio e ha potuto così condurre praticamente gli esperimenti e un certo tipo di osservazione. Elemento importante, a conclusione del percorso sono stati, poi, dei talks partecipati da donne che lavorano nella scienza e che hanno raccontato ai bambini le loro esperienze, ed è stato questo un modo per far sognare le bambine rispetto a modelli che non sono stereotipati”. “Gli incontri”, ci spiega Elisa, “dove sono intervenute donne da varie parti d’Italia, si sono svolti in modalità telematica tranne uno, il primo, che è stato organizzato in presenza e ha avuto una sua importanza specifica perché è arrivato alla fine del percorso “sperimentale” ed è stato un momento di incontro reale tra i bambini e gli esperti. È vero però che gli incontri a distanza hanno avuto il vantaggio di permettere di “entrare” nei laboratori e visitare le serre e gli impianti, quindi i bambini hanno avuto l’opportunità di osservare i luoghi della scienza”.

Fare esperienza tra digitale e materiale

A proposito del progetto, Stefano aggiunge: “La cosa innovativa è stata proprio pensare questi incontri in digitale proponendo però materiale fisico perché le teche – che adesso sono qui in sede – sono state portate fisicamente in casa di ciascun bambino, ogni teca era munita di terreno e semi. Insomma un kit che li metteva in contatto tutti, perché ciascuno di loro aveva la sua piccola comunità di cui prendersi cura. Digitalmente abbiamo fatto comunicazione ma poi l’esperienza è stata in tutto e per tutto fisica”.

esperimenti sulle comunità vegetali

Elisa racconta nel dettaglio la parte sperimentale del progetto: “La parte scientifica era strettamente collegata al metodo scientifico di osservazione che prevedeva un’analisi di come le comunità crescevano e di come le specie inserite in tale società si influenzavano a vicenda. La selezione delle specie era stata già fatta dalle ricercatrici le quali avevano lasciato volutamente i funghi che hanno una dinamica di collettività anche in relazione alle piante trattandosi di una comunità sotterranea che agisce sulla comunità fuori terra delle piante. Il punto è che quello che non si vede agisce e modifica ed è essenziale, in un discorso di comunità, riuscire a tenere conto di entità minimali che sviluppano strategie. Di più, perché ci piace anche la suggestione di uno studio tratto dal libro di Merlin Sheldrake, L’ordine nascosto, Marsilio editore (2020), che ha rivelato come le piante non si aiutino solo tra specie comuni ma anche tra diverse specie tramite proprio la rete micotica, quindi c’è anche una sorta di ripensamento della solidarietà nelle comunità. Questi temi sono emersi soprattutto attraverso letture e video all’interno del percorso”.

Mindfullness di bambine e bambini

A questa, che era l’attività principale del progetto, i ragazzi hanno pensato di affiancare, grazie al Fondo di beneficienza di Intesa San Paolo, una serie di altre attività così da poter impegnare i bambini per quattro ore al giorno (queste erano le indicazioni ministeriali). Ce le illustra Giulia: “L’attività motoria perché è importante anche per noi recuperare, anche a distanza e dietro un pc, questa dinamica; un’attività di mindfullness praticata da una studentessa di Scienze dell’educazione dell’Università degli Studi di Perugia che ha avviato un percorso di ricerca incentrato proprio sulla mindfullness per bambini perché pare che tale pratica abbia esiti positivi sulla dislessia; in ultimo abbiamo affiancato un aiuto compiti e quest’attività in particolare ci ha permesso di intercettare tante famiglie in fragilità che non capiscono che gli stai proponendo un’esperienza super innovativa ma capiscono che gli stai dando un aiuto compiti quindi è un modo per noi per portarli dentro”.

Spazi da riqualificare, artigiani mentori delle nuove leve

Giulia ci introduce anche le novità: “Abbiamo iniziato a sviluppare un progetto insieme ad Ater che ci permetterà di accedere agli spazi di fronte alla nostra sede, dove pure paghiamo un affitto. Abbiamo appena vinto un bando di welfare di prossimità per anziani indetto dalla Fondazione cassa di risparmio con un progetto denominato “Tessiture Urbane”, che mira a costruire un percorso di collaborazione tra artigiani in pensione e giovani, quindi su tema intergenerazionale, con l’idea di rigenerare lo spazio intorno alla sede e quindi di costruire dei luoghi che possano essere vissuti anche dagli anziani oltre che dai giovani, perché sostanzialmente qui fuori non esistono panchine quindi i giovani lo vivono molto ma gli anziani molto meno. Quindi un po’ per farli uscire dalle loro case, un po’ per farli praticamente intervenire nello spazio pubblico essendone partecipi, il progetto ha una parte di educazione intergenerazionale ma poi cerca di avere una ricaduta a livello di rigenerazione dei luoghi. Stanno collaborando al progetto un’architetta, Chiara Marchionni e un artista, Stefano Emili che si sono incaricati di progettare delle forniture per esterni. È stato molto interessante strutturare questo percorso proprio in questo periodo perché siamo riusciti a lavorare anche a distanza con persone anziane e quindi siamo riusciti a tenere le fila con la speranza che in estate riusciremo concretamente a realizzare il percorso”.

“La verità è che abbiamo applicato una componente di non isolamento proprio durante l’isolamento, nel senso che pur approcciandoci alle persone coinvolte a distanza, abbiamo fatto da “presidio” al di là della presenza fisica” specifica Elisa.

Meet&Code: Densa vincitrice tra 897 idee

“Il 16 marzo 2021 siamo stati premiati nella categoria Community del concorso europeo Meet&Code, promosso da una serie di aziende europee che hanno creato un fondo specifico per la promozione del digitale, in particolare del coding, con un impatto sociale. Il fondo è rivolto alle associazioni no-profit e sostiene azioni inclusive di promozione digitale” continua Giulia. “Sono stati presentati 897 progetti ma noi siamo rientrati tra i 15 finalisti e in soli due italiani”. L’idea (strutturata in un progetto dal nome “Code&LightUP”) è nata dal fatto che nel quartiere da un po’ di tempo non vengono sistemati i lampioni, quindi la notte qui è completamente buio. Abbiamo quindi pensato di far ragionare i bambini sulla questione luce/buio, su cosa significano buio e luce in relazione alla vivibilità e alla cittadinanza. Al termine delle discussioni (avvenute in modalità on-line nel mese di ottobre 2020) abbiamo organizzato una grossa proiezione proprio qui fuori in cui i bambini da casa hanno potuto vedere la loro azione e cosa trasformava nello spazio con una serie di frasi suggestive che hanno aiutato a creare atmosfera”.

Ponte San Giovanni (via dei Loggi) progetto code&lightup

La Piccola scuola popolare

Ma non è finita qui, perché Cooperativa Densa ha un obiettivo ambizioso: la Piccola scuola popolare. Una scuola aperta a tutti, accessibile, inclusiva e che parta dal basso. In questo quadro si inserisce il coinvolgimento di universitari residenti a Ponte San Giovanni, ai quali è stato riconosciuto un contributo economico, per creare una rete di aiuto compiti che entra proprio nella loro idea di Piccola scuola popolare. Le lezioni sono tenute da Ludovica, Rigers, Sara e Alexandros che utilizzano gli spazi di Densa per collegarsi con 40 studenti due volte alla settimana. “L’innovazione sta nel fatto che le lezioni sono strutturate da ragazzi e non da professori in pensione come si fa solitamente. Infatti le giovani generazioni che vivono in questo quartiere hanno tanta voglia di fare e noi abbiamo il dovere di dar loro delle possibilità” commenta Giulia.

Densa è anche punto di riferimento a Ponte San Giovanni per il gruppo d’acquisto di  Perugia Solidale. Ogni giovedì pomeriggio, nella sua sede, si possono ritirare i prodotti ordinati online.

“Noi crediamo che la bellezza vada conquistata, dobbiamo, quindi, espugnare il concetto di bellezza in questo territorio e bisogna fare in modo di invadere piano piano questi palazzi portandovi bellezza” conclude Stefano.

La comunicazione che fa Densa è poetica (po-etica), come amano definirla i suoi animatori: conferma ne arriva dal sito della cooperativa e dalle pagine social (dove si trovano anche tutte le iniziative citate in questo articolo):

Sito internet: https://cooperativadensa.it/

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/cooperativadensa

Pagina Instagram: https://www.instagram.com/cooperativadensa/

Foto fornite dalla Cooperativa Densa

Ultimo aggiornamento 5 aprile 2021

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