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Referendum, il No stravince nel questionario di Cronache Umbre

Sono state 157 le persone che hanno risposto alle domande del questionario di Cronache Umbre sulle intenzioni di voto al referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari che si svolgerà domenica e lunedì prossimi. Ovviamente non si tratta di un campione rappresentativo di alcunché, ma per quanto riguarda il genere è equamente distribuito, benché gli uomini 80 (contro 77 donne) siano lievemente sovrarappresentati. Si tratta di un campione in cui la fascia d’età più rappresentata è quella delle persone tra i 50 e i 60 anni, che costituiscono un terzo del totale. È composto al 40 per cento da lavoratori e lavoratrici dipendenti, al 19 per cento da autonomi e al 10 per cento da precari e precarie, per rimanere alle condizioni più rappresentate. Il 68 per cento delle persone che hanno risposto hanno dichiarato di vivere in un capoluogo di provincia, e oltre la metà ritiene la propria situazione economica «abbastanza soddisfacente».

La falla maggiore è quella dell’orientamento politico. Si è infatti dichiarato «di sinistra» ben il 67 per cento delle persone che hanno risposto. N/onostante questo evidente squilibrio di rappresentatività, gli esiti cui hanno dato luogo le risposte si prestano a qualche considerazione. Intanto, il No stravince con oltre il 78 per cento. È votato più dalle donne (83 per cento) che dagli uomini (73 per cento), ed è la scelta massimamente prediletta tra le fasce di età 30-40 e 60-70, dove in entrambi i casi supera l’85 per cento. Tra i 50-60enni, la fascia d’età più rappresentata, il No raccoglie invece il 78 per cento dei consensi. Il No è anche la scelta di voto che fa l’86 per cento del campione che dichiara di avere un titolo di studio superiore alla laurea.

Tra le persone che si dichiarano di sinistra, il Sì raccoglie il 13 per cento delle preferenze, sotto la media totale del campione, segno di una certa compattezza tra chi ha quel tipo di orientamento politico. La cosa interessante è data dalle tendenze delle persone che dichiarano che alle prossime elezioni voterebbero Pd. Sono 23 in tutto, e 16 di loro si dichiarano «di sinistra», mentre le restanti 7 si definiscono «di centrosinistra». Nonostante il partito di Zingaretti abbia dato indicazione di voto per il Sì, l’87 per cento di loro dichiara che voterà No al referendum. Ma le sorprese arrivano anche dai Cinque stelle e da Fratelli d’Italia, partiti entrambi schierati per il Sì, i cui elettori che hanno risposto al nostro questionario (pochi a dire il vero, ma è comunque interessante notarlo) si sono espressi però per il No al 50 per cento nel caso dei grillini e al 66 per cento nel caso di FdI. Gli orientati verso il centrodestra sono anch’essi indirizzati compattamente per il No, e la cosa interessante a questo proposito è che gli elettori che si dichiarano «di centrodestra» e voterebbero per il partito della Meloni si esprimono per il No, mentre quelli che si dicono «di destra» e sono ugualmente orientati a votare per FdI dichiarano che metteranno la croce sul Sì al referendum di domenica.

Due ultime annotazioni. Come detto, il campione è così mal distribuito che i risultati non possono essere neanche lontanamente assimilabili a orientamenti dell’elettorato tout court. Di più: è probabile che gli elettori per il No, essendo questa la parte che secondo i sondaggi ufficiali uscirà sconfitta dall’esito referendario, si siano mobilitati in occasione del nostro questionario proprio per “battere un colpo”. Ciò nonostante, la schiacciante vittoria del No tra tutte le categorie che qui a Cronache Umbre abbiamo registrato, e soprattutto anche tra persone che si dichiarano elettrici di partiti schierati ufficialmente per il Sì, segnatamente il Pd, lascia immaginare un esito non scontatissimo, se non altro nelle dimensioni dell’eventuale vittoria del Sì. La seconda annotazione riguarda lo smarrimento dell’elettorato di sinistra. Il 39 per cento delle persone che si dichiarano di quell’orientamento politico, dicono di non sapere per chi voterebbero alle prossime elezioni, le restanti si disperdono in un nugolo di partiti che vanno dal Pd al Pci (ce ne sono ben due di partitini comunisti che si contendono le spoglie della farce e martello) passando per Potere al Popolo e Rifondazione. Grande è la confusione sotto il cielo, dunque. Ma questa è un’altra storia.

Ultimo aggiornamento: 17/9/2020

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