NOTIZIE EVIDENTI
NOTIZIE RECENTI
SEGUICI

Blog

Perché abbiamo bisogno di Cronache Marziane

di Stefano Fancelli*

Questa rubrica si occuperà di tutto quello che riguarda l’innovazione tecnologica e digitale e le trasformazioni economiche, sociali e culturali che stanno rapidamente trasformando le nostre vite e l’ambiente in cui viviamo.
Si chiama Cronache Marziane come il capolavoro di Ray Bradbury, perché spesso la modernità è stata non solamente immaginata, ma realmente plasmata dagli scrittori di Fantascienza come Asimov, Dick, Matheson, Heinlein, Verne, Gibson, Wells, Ballard, Huxley, Vonnegut o Orwell solo per citare alcuni grandi classici.
Se volete capire cosa è il nuovo mercato globale, come funziona il neuromarketing leggetevi “Friday Black” di Nana Kwame Adjei-Brenyah, un giovane afro americano, allievo di George Saunders, 12 racconti folgoranti, al livello delle migliori puntate di Black Mirror.
Se volete fare i conti con l’identità digitale e tutte le distopie possibili sull’utilizzo dei nostri dati personali leggete “Il Disperso” di Eugene Ruge, che unisce il racconto delle generazioni che separano il crollo del Muro di Berlino all’era del trionfo della vita iper connessa oramai evoluta in una dimensione transumana.
Oppure per capire cosa è accaduto con la Pandemia globale del Coronavirus basta vedere il film Contagion (del 2011!) di Steven Soderbergh, la cui sceneggiatura spiega con efficacia assoluta come la crescita esponenziale dell’inurbamento insieme alla globalizzazione e allo sfruttamento intensivo ed esasperato delle riserve naturali del pianeta, sono un disequilibrio che la natura ci fa pagare a carissimo prezzo.

E ancora sarà utile comprendere la potenza delle tecniche di profilazione applicate al marketing come al controllo sociale o della mobilità, ma anche alla politica, alla manipolazione delle coscienze e delle identità.
Soprattutto in un momento in cui si vanvera di cedere libertà e diritti in cambio di sicurezza: in queste ore drammatiche in cui si lotta contro il nemico invisibile che si chiama Covid 19, senza comprendere che quelle tecnologie sono già ampiamente utilizzate dalle grandi multinazionali, americane e non.
L’utilizzo e il governo democratico delle tecnologie digitali è una priorità che non potremo più dimenticare.
Questa rubrica si chiama così anche per giocare sulla distanza tra la nostra regione, il tema di elezione di Cronache Umbre e le grandi trasformazioni in corso, che sembrano lontane nello spazio e nel tempo come Marte, mentre invece sono presenti nel nostro vissuto quotidiano.
Parleremo della struttura portante della realtà, la nuova volta celeste digitale che illumina le nostre vite, come spiega bene Luciano Floridi con i termine Infosfera, nel suo celebre libro sulla quarta rivoluzione.
Certo noi abbiamo bisogno di essere più aperti, curiosi e coraggiosi, perché siamo di fronte a cambiamenti che non sono neutrali e tanto meno necessariamente positivi.
Ma quando si tratta di innovazione e di tecnologie non ci sono alternative: bisogna conoscere e comprendere il nuovo per alimentare la libertà e la creatività delle persone.
Infatti questa rubrica avrebbe potuto intitolati anche “Futurologia” un nome tratto dalla mitica intervista di Adornato a Berlinguer, dove il leader del PCI spiegava con parole ancora attuali come la Sinistra debba guardare dritto negli occhi il futuro e l’innovazione, senza subalternità.
Il mio Berlinguer non è mai diventato un’icona di puro amore, come una star del cinema, o un simbolo di come avremmo dovuto essere.
Appartengo a quella generazione che non avendolo vissuto direttamente per capirlo ha dovuto leggerlo, studiarlo, scoprendo che il carisma non era fondato solo sulla rassicurnate identità del grande partito e del suo popolo ma sulla forza della visione della leadership. Una lettura che ci ha permesso anche di scoprirne i limiti e capirne le sconfitte.

Ma l’Italia di oggi non si capisce senza la visione lucida di come avrebbe potuto essere se avesse prevalso l’Austerità di Berlinguer sulla illusione di una crescita legata solo ai meriti e ai bisogni di ispirazione Craxiana.
Molti dei nostri problemi a leggere la modernità nascono lì, in quel conflitto e nella vittoria della parte sbagliata.
Così per chiudere questa presentazione voglio citare uno dei miei personaggi preferiti della saga del Sol dell’Avvenire, biografie che raccontano la storia del movimento operaio e socialista dall’ottocento alla Liberazione, bellissimi libri di quel grandissimo scrittore e intellettuale che si chiama Valerio Evangelisti: il personaggio è Canzio Verardi.
Canzio è un uomo del suo tempo, un vero socialista nell’Italia in tumulto dell’inizio del novecento.
La sua passione per la tecnologia è un’ispirazione che sento profondamente mia.
Canzio guida una delle prime automobili: “Il passaggio dell’automobile non era inosservato. I contadini lasciavano gli attrezzi e correvano sul ciglio della strada. I bambini, a gruppi, agitavano le manine. C’era chi applaudiva, come se fosse stata una gara sportiva. I più ardimentosi montavano in bicicletta e cercavano di raggiungere la Bernardi. Rinunciavano dopo poche centinaia di metri. Il momento più esaltante fu a Russi, quando costeggiarono la ferrovia che univa Bologna a Ravenna. Il treno e l’automobile si trovarono a viaggiare fianco a fianco nella stessa direzione. Canzio si chinò in avanti, come se la postura influisse sulla velocità del mezzo. Strinse i pugni guantati sul volante e premette il pedale dell’acceleratore. Per un lungo tratto macchina e vagoni procedettero allineati, quindi la prima superò la locomotiva e, lentamente, se la lasciò alle spalle. Giosuè e Canzio lanciarono un urlo di gioia. “Abbiamo Vinto!”.

BIO DELL’AUTORE

*Stefano Fancelli, quarantenne, imprenditore, advisor, lobbista democratico, project manager e consulente in innovazione digitale, runner, lettore forte, appassionato di cinema, in gioventù ha fatto politica per professione, è un ex funzionario di partito, oggi si definisce ” un uomo libero”.

Pubblicato domenica 15 marzo 2020

Condividi